Al centro di Blooming c’è lo sguardo, i suoi limiti e le sue potenzialità. Benedetta Pitscheider indaga il delicato equilibrio tra chi osserva e chi si espone allo sguardo dell’altro. Cosa accade quando sappiamo di essere osservati? Quanto è difficile lasciarsi guardare senza cercare di mantenere il controllo? E quanto può lo sguardo - nostro o degli altri - risultare limitante o liberatorio?
La necessità di immagini professionali da parte dei danzatori è stata la premessa degli incontri sul set. Alla fotografa è stato spesso richiesto di realizzare degli scatti a imitazione di altri, cosa estranea alla sua concezione di ritratto e che l’ha spinta a portare la ricerca a un livello più profondo.
Il ritratto affascina l’autrice per la sua difficoltà: ogni persona è un universo. Coglierne e amplificare, attraverso la luce e la geometria del fotogramma, la cifra della sensibilità individuale significa confrontarsi con ciò che appare e con ciò che rimane appena oltre la superficie.
Il set diventa l’ambito per indagare sul processo di osservare e di lasciarsi guardare e su come chi ritrae possa alimentare una dimensione creativa, che riconosca al soggetto la massima libertà di espressione. Uno spazio di relazione e di sperimentazione, dove soggetto e fotografa si mettono in gioco, riducendo le difese e rinunciando, per quanto possibile, alle strategie adottate per sentirsi al sicuro o mantenere il controllo.
“Escludo ogni artificiosità, pose, sequenze o ripetizioni di passi – afferma Pitscheider -. In Blooming inseguo una creatività in transizione, di cui provo a valorizzare l’intensità con immediatezza e nella massima sintonia. Ogni immagine è un momento di passaggio, un ritratto intimo che mira a lasciar intravedere un mondo interiore”.
Per l’autrice lo sguardo può rivelarsi tanto un contesto rigido quanto un abbraccio liberatorio e la fotografia di ritratto implica creare le condizioni per un’evoluzione propositiva.
Per rendere il momento quanto più possibile simmetrico, la fotografa sceglie di andare oltre la gestione più classica dello spazio del set e considera ogni incontro un’esperienza condivisa.
Il progetto espositivo segue un ritmo quasi musicale. Le diverse sezioni esprimono altrettante riflessioni. Alcune delle opere sono dedicate allo sguardo introspettivo. Ambientazioni, luci e scelte tecniche differenti confluiscono in un percorso nel quale il soggetto sembra progressivamente dischiudersi all’obiettivo.
“Attraverso l’alternarsi tra il primo piano di un volto, il profilo di un braccio proteso a sfiorare la sua ombra, due mani che s’intrecciano e la tensione di corpi che svettano, Benedetta Pitscheider ci invita a riflettere sul mistero di incontrare se stessi nello sguardo dell’altro” afferma Roberto Mutti, curatore della mostra.
Come il dischiudersi di un fiore è pura espressione di uno sviluppo potenziale che avviene soltanto in condizioni favorevoli, a partire dalla luce, così Pitscheider osserva i soggetti fiorire nel momento in cui trovano le condizioni per abbandonare filtri e sovrastrutture. La vulnerabilità, anziché essere un limite, diventa la condizione attraverso cui emerge un’espressione più autentica.
È questo il senso del titolo Blooming: un fiore che sboccia. Un processo di apertura, trasformazione e possibilità. La danza è il territorio nel quale questa ricerca trova una particolare intensità. Fotografia e danza sono infatti due linguaggi che sembrano muoversi in direzioni opposte: una vive nel movimento e l’altra, per fotografarlo, lo fissa in un’immagine. Eppure, entrambe hanno bisogno di uno spazio per esistere che, nel lavoro di Pitscheider, coincide con la relazione. Uno spazio dinamico, in continua trasformazione, che si nutre di fiducia e genera creatività.
Blooming è una ricerca sul ritratto che indaga qualcosa di più universale: l’esposizione allo sguardo altrui, il rapporto con la propria immagine e con le possibilità della scoperta.
Un invito a riflettere sul mistero di incontrare se stessi nello sguardo dell’altro.
Benedetta Pitscheider (Milano, 1973) è fotografa professionista da circa vent’anni. Nel 2010 si specializza in Fotografia di Scena all’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, per cui documenta le produzioni teatrali per la regia di Peter Stein, Davide Livermore e Francesco Ventriglia. Dal 2010 al 2014 collabora al corso AMA presso Accademia del Teatro alla Scala. Nel 2013 segue il coreografo Henry Oguike in “White Space” e “V4: The Seasons”, per il Teatro Comunale di Bolzano. Nel 2016 è fotografa ufficiale di Bolzano Danza dove ritrae le produzioni di importanti compagnie e artisti di rilievo internazionale e nazionale come Alonzo King Lines Ballet, Gauthier Dance e Alessandro Sciarroni. Come fotografa di scena sviluppa réportage di spettacoli e concerti al Teatro Ponchielli di Cremona, Teatro Fraschini di Pavia, Teatro Sociale di Bellinzona, Teatro Comunale di Bolzano, Teatro Sociale di Como, MiTOSettembremusica, TeatroStudio Melato di Milano. Ritrae formazioni vocali come i SwingleSingers, gli Italian Harmonists, Intende Voci Ensemble, e documenta il lavoro di Ingo Metzmacher con l’Orchestra Filarmonica della Scala e dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, diretta da Anthony Negus. La danza e la navigazione diventano negli anni ambiti privilegiati della sua ricerca sul dinamismo fisico e relazionale. Fotografa onboard e a terra per Classemini Italiana, Slam, Azzurra e Maserati. Per il personal branding di singoli professionisti/e ritrae danzatori, coreografi, musicisti, cantanti, attori, registi e navigatori. Dal 2016 cura l’identità visiva di Milano Contemporary Ballet di Roberto Altamura. Le sue fotografie sono pubblicate, tra gli altri, su La Stampa, Sportweek, Marie Claire, Elle, GQ Italia e Bolina, oltre che in pubblicazioni e progetti editoriali. Blooming. Lo sguardo del possibile è la sua seconda mostra personale, dopo Lo Sguardo Discreto (MFF, 2020). www.pitsfoto.com
BLOOMING. LO SGUARDO DEL POSSIBILE
Mostra fotografica di Benedetta Pitscheider
A cura di Roberto Mutti
22 ottobre – 11 novembre 2026
The Kitchen art gallery | Via Asiago 4, Milano
Orari: martedì e mercoledì su appuntamento scrivendo a: thekitchenartgallery@gmail.com
giovedì e venerdì: 15.30–19.00 | sabato: 10.00–12.30
Ingresso libero
THE KITCHEN ART GALLERY
thekitchenartgallery@gmail.com
+39 340 6798402
UFFICIO STAMPA
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