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lunedì 12 aprile 2021

Hyphae - Dove le cose cadono e non ritornano più a se stesse

La Galleria Milano è lieta di annunciare "Hyphae - Dove le cose cadono e non ritornano più a se stesse", mostra personale di Riccardo Arena concepita come un’articolata installazione che si sviluppa nelle due sale della galleria e orchestra collage, fotografie, disegni, sculture e materiali d’archivio.


La mostra è accompagnata da un Public Program ideato come parte integrante dell’opera che prevede un panel di conferenze sulle tematiche che hanno nutrito l’immaginario di Hyphae a cui parteciperanno il professore di Indologia, Sanscrito e Tibetologia Giuliano Boccali e il restauratore di tappeti e arazzi, studioso di simbologia e di religioni Maurizio Barracano, oltre a una performance musicale di Fakhraddin Gafarov e Lorenzo Pierobon, un workshop e una serie di visite guidate.   

Dopo i progetti a lungo termine sviluppati in Cina, Argentina e Russia, dal 2017 l’artista intraprende un nuovo percorso di ricerca tra Iran, Armenia ed Etiopia. Le esperienze di viaggio, gli studi e le investigazioni in questi Paesi si cristallizzano in un poema metafisico diviso in 21 capitoli dal nome “LuDD! - Topografia della Luce”, pubblicato nel 2019.

Il libro costituisce l’architettura di Hyphae, opera compositiva progettata per gli spazi della Galleria Milano e sviluppata come una guida per orientarsi negli immaginari dello scritto. Il poema, come racconta l’autore, «narra la genesi e il collasso di un Tappeto di luce filato attraverso il sacrificio di un Toro Primordiale imprigionato dentro un acceleratore di particelle, nelle cui trame si manifestano misura, geometria, tetragiardini, e miraggi di coscienza. Una cartografia rituale attraversata da una figura solitaria, che al seguito di una guida fluviale, intraprende un viaggio dissolutivo votato alla ricerca della mano che ha ordito il sacro tessuto».

In analogia con le ‘Hyphae’ (dal greco sin. huphḗ, rete) - i filamenti con cui l’apparato vegetativo dei funghi entra in simbiosi con altri organismi e crea un reticolo sotterraneo di relazioni invisibili, interdipendenti e inestricabili - l’autore intreccia una fitta maglia di corrispondenze tra biografie, teorie scientifiche e mitologie per fondere e trascendere in una dimensione poetica le parti che la compongono: la mistica della luce e del riflesso nelle opere di Rūmī, Aṭṭār e Suhrawardī; il Dasht-e Lut, deserto più caldo del mondo costellato da formazioni di sabbia simili a vestigia di un impero in dissoluzione; i Girih, complesse tassellazioni aperiodiche impiegate nell’architettura islamica medievale, connesse ai modelli teorici dei quasi-cristalli proposti cinque secoli dopo da Penrose; i cromatismi delle Isole Hormoz nel Golfo Persico, considerate il “paradiso dei geologi” e abitate dagli Zaar, enigmatici cantori sciamani; Nur, il fuoco perenne e l’influenza che la figura di Zoroastro ha avuto nelle origini delle culture monoteiste; il simbolismo dell’intessitura del tappeto legato al destino delle popolazioni nomadi; l’utopia lunare nella campagna di Alessandro Magno; la saggezza pietrificata nei complessi monastici di Sanahin e Haghpat in Armenia; le rovine di Ani, dove Gurdjieff racconta di aver trovato il fondamento delle teorie che lo condussero in Etiopia alla ricerca della Fratellanza Sarmoung; la spedizione dell’esploratore scozzese James Bruce votata alla scoperta della sorgente del Nilo; i monasteri del Tigray scavati come geodi all’interno delle rocce dove i sacerdoti etiopi custodiscono i Tabot, simulacri dell’arca dell’Alleanza.

In occasione della mostra sarà presentata la seconda edizione di “LuDD! - Topografia della Luce” corredata da immagini, con una tiratura limitata di 350 copie numerate e firmate, pubblicata da Kunstverein Publishing, Milano & Boîte Editions, Lissone.


PUBLIC PROGRAM

CONFERENZE di Giuliano Boccali e Maurizio Barracano

5 maggio 2021 | Ore 18.00

La giornata di conferenze, concepita come parte integrante della formalizzazione del progetto, si concentra sulle tematiche che hanno nutrito l’immaginario di Hyphae. Dopo un’introduzione dell’artista, prenderanno la parola il professore di indologia, sanscrito e tibetologia Giuliano Boccali con un intervento sull’estetica della poesia indiana; e il restauratore di tappeti e arazzi, studioso di simbologia e di religioni Maurizio Barracano con un intervento sul mistero del silenzio.

PERFORMANCE MUSICALE di Fakhraddin Gafarov e Lorenzo Pierobon

26 maggio 2021 | Ore 18.00

Due voci e due microfoni dialogano con live electronics e con strumenti tradizionali a corda pizzicata e a fiato (tar, ney, balaban, bendir, ud), per dare vita ad un suggestivo ed inedito percorso tra oriente e occidente, tra tecnologia e tradizione. Le trame elettroniche della voce e del canto armonico si intrecciano ai fiati e alle corde di strumenti ancestrali e trasportano gli spettatori in una terra di confine, tra improvvisazione, tradizione e innovazione.

WORKSHOP

29/30 maggio 2021

DURATA: 4 giornate

DATE: 29 /30 maggio, le successive due giornate saranno identificate con i partecipanti 

LUOGO: Galleria Milano + Studio dell’artista.

PARTECIPANTI: Max. 12 persone

ISCRIZIONE E INFO: olistrome@gmail.com

In occasione della presentazione del progetto Hyphae, viene proposto un percorso laboratoriale teorico pratico condotto dall’artista e accompagnato dall’intervento di Nicola Pellegrini (Galleria Milano), Katia Anguelova, Andrea Wiarda ( Kunstverein Milano) e Giulia Brivio (Studio Boîte).

Il workshop è votato a indagare i contenuti filosofici e simbolici delle “immagini” - qui intese come veicoli e catalizzatori culturali - attraverso la molteplicità di esperienze coinvolte nella creazione e formalizzazione dell’immaginario di Hyphae; a far sperimentare strumenti di  “visual thinking” atti a stimolare e indagare i propri processi associativi; e a introdurre i partecipanti alla dimensione editoriale del libro di artista.


Segnalato da: 

Maria Chiara Salvanelli

Press Office & Communication

Via Bocconi 9

20136 Milano

cell + 39 3334580190

mariachiara@salvanelli.it

giovedì 8 aprile 2021

Venti opere di Renato Guttuso in mostra a Bari

Giuseppe Benvenuto inaugura a Bari - in via Niccolò Piccinni n. 226 - , Martedì 13 aprile alle ore 17, una nuova sede della "Contemporanea Galleria d'Arte" (esistente a Foggia da oltre vent'anni).  Lo fa con una retrospettiva del Maestro Renato Gattuso ( ore 11,00 per la Stampa e dalle ore 17,00 alle ore 20,30 per il Pubblico).


Venti opere visitabili gratuitamente sino al 30 maggio: l’esposizione proporrà percorsi che toccheranno l’intera produzione artistica di Guttuso, spaziando da chine a tempere, a olii nei quali la potenza del colore e la padronanza dello strumento pittorico, tipici del Maestro, evidenzieranno il suo eclettismo e la sua unicità.

Sarà un viaggio a diverse velocità, che porterà il fruitore finanche in Egitto per degli appunti di viaggio nei quali si scorgerà la dinamicità, l’innovatività del grande artista.

Con un’attenzione particolare all’inquietudine Guttusiana di un comunista che ha abitato in un voluttuario palazzo settecentesco, basculando tra le lusinghe di una moglie e le vampate di una amante. Sarà proprio quel flusso che animerà il confronto sulla religione che ci condurrà inevitabilmente a riflettere sul mistero inspiegabile di una conversione inaspettata ed inattesa.

Una vita teatrale, come i suoi ridondanti bozzetti nei quali trasfigurare quello che si vorrebbe essere e che, purtroppo, non si è; in un gioco di onirici mutamenti che appariranno nella vita come quella tigre che solca i passi dinanzi una delle mitiche scalinate delle sontuose ville di Bagheria, care al Maestro.

Sensazioni che verranno trasferite in ognuno degli spettatori dai volti colmi di sentimento e di emozione, catturati nelle loro storture e nelle loro inimitabili visioni quasi in pose di picassiana memoria. Soggetti che inevitabilmente si legheranno ai luoghi tanto cari al Maestro quasi da costituire la sua cifra stilistica: i tetti che portano l’arte a toccare il cielo della perfezione perchè, come diceva Renato Guttuso nel 1980, “la pittura è una lunga fatica di imitazione di ciò che si ama”.   

Dal 13 maggio la mostra personale si trasferirà a Foggia, per consolidare il gemellaggio artistico tra le due città pugliesi e sublimarlo a punto di riferimento nel panorama nazionale per appassionati e collezionisti, ma soprattutto per coloro che vorranno calarsi nella magia Guttusiana: l’inquietudine della contemporaneità”.


Orari di apertura: martedì – venerdì, 15.30 – 20.30; sabato e domenica 10.00 – 13.00; 15.30 – 20.30. Incluso festivi. Ingresso gratuito.

Per ulteriori informazioni: 3467334054 - artebenvenuto@gmail.com

martedì 30 marzo 2021

Mostra tributo a Mario Schifano


Il Centro d'arte Raffaello è lieto di ospitare la personale dell'artista “Mario Schifano”, dall'omonimo titolo, a cura di Giuseppe Carli, che sarà inaugurata sabato 10 aprile ore 18:00 negli spazi espositivi di via Notarbartolo 9/e a Palermo. L'evento racchiude trenta opere grafiche; trattasi di serigrafie materiche a smalto edite dalla Torcular negli anni '80, di grande formato e valore. Il direttore artistico Sabrina Di Gesaro, in collaborazione con il fondatore della galleria Angelo Di Gesaro, suo padre, hanno deciso di offrire alla città questo tributo, ad un artista di rilievo come Mario Schifano, per contribuire in questo particolarissimo periodo storico alla rinascita collettiva del mondo della cultura.

Questa esposizione ci insegna – commenta il curatore e critico Giuseppe Carli – quando un pittore meriti l'appellativo di “artista”. Mario Schifano è uomo del proprio tempo che, attraverso la disponibilità di strumenti tecnologici, ma in assoluta solitudine, si imbatte nella ricerca continua di nuove forme di sperimentazioni pittoriche e di comunicazione. Una condizione, la solitudine, che appartiene oggi all'artista contemporaneo: se, da un lato, appare sempre più vorace nel tessere confronti, dall'altro scarta l'ipotesi del gruppo; dicotomia che lo rende vittima di quella macchina della modernità caratterizzata dalla stampa, dalla fotografia, dalla televisione. Natura e cultura sono il sottofondo motivante per la sua attività di pittore, aspetti chiave della sua espressione, in un rapporto che ha accesso al lirismo del particolare approccio conoscitivo effettuato attraverso la novità e la libertà costruttiva del segno e lo splendore dei colori. Seppure - conclude Carli - con influenze artistiche di carattere internazionale, legato in parte all'ambito dell'informale, dal quale comunque Schifano si è distaccato guardando altrove, la sua pittura invoca a una centralità che ricorda l'“uomo vitruviano” inserito con le sue proporzioni armoniche in un universo perfetto; ed è proprio a questo universo che l'artista si rivolge, portando nel suo lavoro l'armonia di modelli a volte sentimentali, comuni anche alla poesia.”


La mostra sarà fruibile in galleria sino al 29 maggio 2021 (via Notarbartolo 9/e, 90141, Palermo) da lunedì a sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 16:30 alle 19:30. Domenica, lunedì mattina e festivi chiusi. L'inaugurazione non prevederà una serata evento nel rispetto delle normative di sicurezza sanitarie vigenti che vietano ogni sorta di assembramento ed evento ma, grazie all'ausilio della dimensione digitale e web, sarà possibile visitare la mostra anche sulla nuova piattaforma raffaellogalleria.com nella sezione dedicata alla mostra in corso.



Info e Contatti

Centro d'arte Raffaello

www.raffaellogalleria.com

info@raffaellogalleria.com


+39 091 7574592

via Notarbartolo 9/e

90141 Palermo

mercoledì 24 marzo 2021

Dikotomica - Simone Stuto | Giuseppe Vassallo

Fervono i preparativi per la prossima mostra targata SACCA. Appuntamento a Pozzallo fissato per sabato 17 aprile 2021 con “Dikotomica”, bipersonale degli artisti Simone Stuto e Giuseppe Vassallo. Curata da Giovanni Scucces e Mariateresa Zagone, sarà accompagnata da un testo critico di quest’ultima.


Per permettere una visita in tutta calma e sicurezza è stato pensato un opening spalmato nel corso di tutta la giornata, dalle ore 10 alle 20 (con una pausa fra le 13 e le 15). In ogni caso la galleria dispone anche di un ampio spazio esterno in cui poter sostare.

Dikotomica è un progetto che ha i suoi cardini nella ricerca figurativa e nella condizione esistenziale dell’uomo. I due artisti in dialogo affrontano il tema della relazione con l’alterità, cioè con il mondo esterno e con l’estraneità, attraverso due modalità contrapposte nel rapporto fra soggetto e oggetto. Da un lato l’introspezione e lo scavo psichico rivelatori delle profondità dell’io, dall’altro la melanconia estatica ed estetica che scaturisce dall’incontro/scontro col reale. A rendere manifeste queste polarità concorrono due linguaggi differenti: da una parte la distorsione di un disegno nervoso e spezzato come quello di Stuto, dall’altra la sequenza di frames dalla controllata struttura formale che si dipanano in un’incredibile varietà di grigi in Vassallo. Espressionistico, grafico e pittorico il primo, impressionistico foto-grafico e cinemato-grafico il secondo, entrambi però procedono seguendo un moto bidirezionale che va dall’interno all’esterno e dall’io al mondo. Al cospetto di queste opere, scrive la Zagone, sono rintracciabili dei richiami alla tradizione visiva e alla Storia dell’Arte, da Bosh ad Hammershøi, da Bacon ad Hopper, da Pontormo a Casorati.

Simone Stuto (Caltanissetta, 1991) vive e lavora tra Biella (BI) e Racalmuto (AG). Termina gli studi nel 2016 dopo una laurea in Pittura e una specializzazione in Grafica d’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Ha all’attivo già diverse collaborazioni e mostre in gallerie e spazi pubblici in Italia.

Giuseppe Vassallo (Palermo, 1990), dopo una laurea in Progettazione Allestimenti presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, termina gli studi nel 2018 specializzandosi in Grafica d’Arte presso la stessa istituzione. Collabora con diverse gallerie e partecipa a varie mostre in Italia e all’estero. È stato selezionato dalla giura presieduta da Philippe Daverio per la mostra finale del “Premio Mestre di Pittura 2020”. Nel 2018 ottiene una residenza d’artista, con mostra personale finale, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Budapest.


Sarà possibile visitare la mostra fino al 29 maggio secondo i consueti orari di apertura della galleria o su appuntamento.


Dikotomica - Simone Stuto | Giuseppe Vassallo

SACCA gallery – Contenitore di sicilianità – Via Mazzini, 56 – Pozzallo (RG)

Opening: sabato 17 aprile 2021 ore 10 - 13 / 15 - 20

Periodo: 17 aprile – 29 maggio 2021

A cura di Giovanni Scucces e Mariateresa Zagone

Apertura al pubblico: dal mar. al sab. ore 16.30 - 19.30 / mar. e gio. anche di mattina ore 10 - 13. Lunedì e fuori orario su appuntamento.


Contatti

web. www.sacca.online

email. info@sacca.online

tel. 338 1841981 (Giovanni Scucces)


Segnalato da: Giovanni Scucces

giovanni.scucces@gmail.com

mercoledì 10 marzo 2021

Pirelli HangarBicocca presenta Bubbles

Pirelli HangarBicocca presenta “Bubbles”, un nuovo progetto digitale che vede il proprio sito web trasformarsi in una  dinamica mappa di contenuti in continuo aggiornamento che ruota attorno all’arte e agli artisti.

Home di Pirelli HangarBicocca

Il progetto “Bubbles” è un ambiente digitale concepito per esplorare l’universo dell’arte contemporanea e per ritrovare, attraverso un’esperienza di navigazione fluida, l’ampia produzione di contenuti realizzata da Pirelli HangarBicocca intorno alle mostre e agli eventi culturali. Il nuovo sito web non offre infatti solo l’opportunità di completare o preparare la visita negli spazi espositivi, ma intende anche essere un contesto autonomo, uno strumento indipendente ed efficace per chiunque desideri rimanere aggiornato sui temi della creatività contemporanea: dagli appassionati agli studenti, dai ricercatori ai fruitori curiosi.

La navigazione è strutturata per incontrare cinque diverse tipologie di “Bubbles”, vere e proprie “bolle” di materiale testuale, video e audio che offrono diverse categorie di esperienze. Attraverso le Bubbles Watch, Read, Listen, Connect ed Experience è possibile affrontare una moltitudine di argomenti e temi tramite video o estratti di articoli e cataloghi, esplorare le nostre mostre da una prospettiva differente, ascoltare le playlist musicali di artisti, connettersi a progetti collaterali e anche partecipare in tempo reale agli eventi realizzati in streaming. Le interviste, i video, i saggi, i link a progetti correlati, le playlist e le dirette live rendono pirellihangarbicocca.org uno spazio digitale popolato di contenuti interconnessi che permettono all’utente di transitare da un approfondimento all’altro seguendo i propri interessi e obiettivi.

Con una modalità di ricerca accessibile e diretta, il nuovo sito web mira ad agevolare la fruizione e il reperimento di informazioni e a rendere più immediata la consultazione di materiali d’archivio, l’accesso a temi di approfondimento e la partecipazione alle iniziative digitali. Oltre alla consultazione della parte informativa, puoi scegliere di fluttuare da una “bolla” all’altra, scoprendo e disponendo dei contenuti.

Il nuovo design restituisce una dimensione caratterizzata dalla fluidità di linee, da tratti duttili e stondati, da una rappresentazione grafica composta di ombre, sfocature, forme morbide e piani sovrapposti che ricalca uno spazio digitale variabile, aperto e dai confini labili, un ambiente in cui fluttuare tra le “Bubbles”, stando in superficie o immergendosi in profondità. Apre il sito il profilo dell’edificio ex industriale di Pirelli HangarBicocca reso con un leggero tratto a spiovente, che indica la presenza diun nuovo hub e la possibilità di fare esperienza sia reale, negli spazi fisici di Via Chiese a Milano, sia digitale sul web.

Il progetto “Bubbles” è stato concepito e sviluppato con l’obiettivo di arricchire le modalità di divulgazione dell’arte contemporanea. Attraverso la condivisione di contenuti di qualità, Pirelli HangarBicocca intende ampliare la proposta culturale dell’istituzione mettendola a disposizione del pubblico, in linea con la sua missione che da anni viene rappresentata e comunicata con l’hashtag #ArtToThePeople.

Pirelli HangarBicocca

Via Chiese 2

20126 Milano

T (+39) 02 66 11 15 73

pirellihangarbicocca.org


venerdì 5 marzo 2021

Per Aspera ad Astra


La mostra PER ASPERA AD ASTRA dell’artista Marco Tamburro, allestita nelle sale della Galleria Umberto Mastroianni dall’8 marzo al 5 aprile 2021 – nei Musei di San Salvatore in Lauro – può essere considerata un ideale collegamento tra arte e scienza, per quella particolare capacità di trasmettere il fascino che l’osservazione del cosmo esercita sull’uomo sin dalla notte dei tempi. Oltre 20 opere esposte di Marco Tamburro – artista poliedrico, conosciuto principalmente per la sua pittura figurativa con accenti di astrattismo – che in questa occasione apre un nuovo ciclo artistico che vede protagonista la scultura con richiami importanti alla scienza.

Le opere sono sfere, ottenute dalla lavorazione di una particolare ceramica dipinta e intarsiata. Sfere come stelle, pianeti, asteroidi, come corpi celesti che disegnano lo spazio. Sfere come quark, elettroni, neutrini, come particelle elementari che definiscono la materia. Sfere come elementi simbolici dell’universo, quello macroscopico del cosmo e quello microscopico dei costituenti ultimi della materia. Sfere graffiate, incise e squarciate, sintesi di contrasti, tra opacità e lucentezza, oscurità e colore, come sintesi e rappresentazione di ordine e caos, origine ed evoluzione, materia e intelletto, visibile e invisibile. Concetti e temi oggetto della riflessione dell’uomo, una riflessione che può assumere forme diverse: quella dell’arte, per esempio, o della fisica, espressioni dell’intelligenza, della curiosità e della creatività umana, e fondate sull’osservazione, la ricerca, la sperimentazione. Sfere come elementi paradigmatici di ciò che sta fuori di noi e di ciò che noi stessi siamo, di ciò che conosciamo e, ancor più, di ciò che aspiriamo a conoscere. Sfere iconiche come elementi di relazione tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, in un viaggio dalle profondità dello spazio alle profondità della materia: il viaggio più affascinante, quello della conoscenza umana.

Non a caso il curatore, Antonio Zoccoli illustre scienziato, attuale presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, la racconta come “un percorso che ci accompagna attraverso l’evoluzione della scienza e della conoscenza umana, partendo dall’osservazione dell’Universo per giungere allo studio del mondo subatomico, fino a combinare il tutto in una mirabile sintesi tra Arte e Conoscenza”.

Una mostra sulle costellazioni, nel senso che gli ha voluto dare Marco Tamburro, che, come scrive nella presentazione Antonino Zichichi, scienziato tra i più noti del nostro Paese, “è un richiamo al fascino che il cielo ha esercitato su di noi, passeggeri della navicella spaziale denominata Terra”. In questa mostra ogni costellazione è simboleggiata con un pianeta, o una stella, o un asteroide, o più semplicemente una sfera, tracciata da colori che sono frutto della fantasia dell’artista. Un modo anche questo di avvicinare il pubblico alla comprensione del mondo cosmico, come racconta lo stesso Tamburro: “ciascuna Sfera immobile nella propria orbita, nel suo invisibile moto di rotazione, sprigiona una forza magnetica che afferra i sensi di chi guarda, concedendo l’esplorazione forse nient’altro che di se stessi, o rivelazioni dell’universo, o forse di entrambi. Quella impenetrabile, seducente e fatale corrispondenza di caos e istinti, dell’uno manifestazione dell’altro”.

 

Il catalogo della mostra, edito da Il Cigno GG Edizioni, è introdotto dalle affascinanti considerazioni di Antonino Zichichi (Presidente della Fondazione Ettore Majorana di Erice) e di Antonio Zoccoli, ordinario di Fisica all’Università di Bologna, Presidente dell’INFN e curatore della mostra.



PER ASPERA AD ASTRA

di Marco Tamburro

8 marzo – 5 aprile 2021

Galleria Umberto Mastroianni

Musei di San Salvatore in Lauro, Piazza di San Salvatore in Lauro 15, 00186 Roma

 

Orari: 10.00-13.00/16.00-19.00

Sabato e Domenica chiuso

 

Ingresso gratuito

 

Per info:  info@ilcigno.org

 

Ufficio Stampa

Flavia Sciortino

ufficiostampa@ilcigno.org – M. +39 389 0552538

venerdì 26 febbraio 2021

Dive into the Zeitgeist

Siamo lieti di annunciare - scrive Anna d'Ambrosio - “Dive into the Zeitgeist”, la prima mostra  del 2021 per un’arte in cerca di risposte: questa la tematica del nuovo progetto economART di AMY D Arte Spazio, che riapre i battenti dopo una latenza di oltre tre mesi. La galleria si qualifica come laboratorio culturale, luogo di stimolo alla conoscenza, alla riflessione e sperimentazione sull’arte. 


Il progetto espositivo è pensato e sviluppato appositamente  per  mettere in relazione  le opere di Alessio Barchitta con quelle di Jingge Dong partendo dalle differenze come valore aggiunto della propria cifra artistica. Una mostra che vogliamo in presenza, perché il valore emozionale nel contatto con l’opera non può essere sostituito con il web come supermarket dell’arte. Il lavoro di questi artisti testimonia come l’isolamento, talvolta anche prolungato, sia anche una preziosa opportunità creativa, partendo da una sobrietà dei contenuti e dalla capacità di investire nella progettazione anche esterna ai perimetri delle gallerie. 

Ѐ la nascita di un nuovo paradigma, contro l’incongruità fra prezzo e valore, che si inserisce nel più ampio paradigma macroeconomico con le nuove povertà e con la modifica dei parametri economici e sociali che la pandemia di Covid 19 ha solo accelerato e rivelato perché, di fatto, già in atto. 

Hans Haacke afferma: “le opere d’arte, che gli artisti lo vogliano o no, sono sempre manifestazioni ideologiche”. 

Riflessione sulla deriva “sociologica” della creatività contemporanea, autocritica feroce sul ruolo dell’Arte e sul sistema che ne condiziona funzione e sogni snaturandola di fatto, con il risultato di produrre opere omogenizzate, uniformate nel gusto e stereotipate. 

Le parole di Daesung Lee, artista sudcoreano di stanza a Parigi, eletto a interlocutore, rendono bene il concept del nuovo progetto espositivo della galleria di ricerca milanese. 

Cara Anna, mi sto lentamente riprendendo da Long - Covid. Rimane ancora nel mio corpo. Un giorno mi sento meglio e il giorno dopo non mi sento bene. Sono d’'accordo con te sul mettere in discussione il ruolo o la funzione dell’arte in questo momento. Ho già avuto dubbi sul ruolo e sulla funzione dell’arte. Come ho detto in un’intervista, questa arte politica viene persino utilizzata per coprire la realtà indipendentemente dall’intenzione dell’artista e del proprio lavoro. Ad esempio, Banksy, è uno degli artisti più politici con il suo messaggio. Ma pensiamo davvero che questo messaggio e il suo lavoro entrino nella nostra vita quotidiana? Perché abbiamo ancora lo stesso problema e perché è più problema di prima? Il punto sta in come consumiamo l’arte nella società. La consumiamo per coprire la problematica realtà (è come se partecipassi a un’Azione per il cambiamento climatico e credessi che qualcosa sia cambiato, anche se mantengo inalterato il mio stile di vita). Probabilmente, vedendo e parlando del lavoro di Banksy ti fanno credere che alcuni cambiamenti nella società sono in atto. Come hai detto tu con Zeitgeist. Non potremmo più sopravvivere senza cambiare l’attuale paradigma. Questa situazione deprimente è la conseguenza dell’ignoranza della vecchia e semplice saggezza “la torre di Babele”. Ora, iniziamo a cercare un nuovo pianeta coloniale fuori dalla terra e la gente adora una nuova tecnologia che crediamo possa risolvere tutti i problemi nel futuro. In assenza di un vero cambiamento, distruggeremo altri pianeti, come stiamo facendo con la terra. Questa è una questione di paradigma (come hai detto “zeitgeist”) non di tecnologia. Ovunque andremo, distruggeremo tutto. Alla fine, distruggeremo noi stessi. Onestamente sono molto scettico sul nostro futuro, perché questa pandemia di Corona – come il vaso di Pandora – ha innescato tutti i problemi (economia e questione migranti) esplosi in Europa. Sfortunatamente, assomiglia alla situazione che si creò prima della seconda guerra mondiale. Forse è già iniziato dalla Brexit. Sappiamo che questa situazione è deprimente e ci frustra, ma sappiamo anche che la nostra vita va avanti. Prenditi cura di te “[…] - Alessio Barchitta 


In esposizione “Il mio suono è la tua gloria” 2020 - due elementi: terracotta, ingobbio nero, cristallina, diffusore sonoro // due elementi: terracotta, ingobbio nero, crema per calzature nera, diffusore sonoro. “I Can’t See Beyond These Fucking Clouds” - stampa su TNT 102,5x72,5 cm, tratti dalla mostra personale  dell’artista in un bunker antiaereo a Brescia nel 2020 a cura di Daniele Astrologo Abadal. “Shit happens” 2020 - resina, guano, velluto 13,5x17x9 cm - la copia di un frammento appartenuto ad una delle prime chiese costruite nel paese natio dell’artista. 

Alessio Barchitta (Barcellona Pozzo di Gotto IT 1991). 2010 - 2014 Accademia di Belle Arti di Brera, diploma accademico di primo livello in Pittura. 2015 - 2017 Accademia di Belle Arti di Brera, diploma accademico di secondo livello in Arti Visive indirizzo Pittura. La sua ricerca  presta particolare attenzione alla scultura ma non esclude alcun media. Vincitore di vari Premi tra cui “Nocivelli XI ediz. (Bs) 2019, le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Attualmente è impegnato per il “Premio San Fedele” e un solo show presso Spazio Serra (MI). 

[…] La ricerca dell’artista mira sempre a palesare la vera natura delle cose per contrappasso, attraverso manufatti esteticamente riconoscibili, gradevoli ai sensi, attraverso ambienti immersivi, di cui si esce con un vuoto, con una domanda . - Silvia Maiuri 

Mi piace riconsiderare il passato, subisco il fascino del frammento, l’impossibilità di decifrarne a pieno i codici e dal reale ricostruire ipotesi. Ecco allora la mia passione di dedicare interi pomeriggi nei torrenti vicino casa, vere e proprie discariche e cielo aperto che nella loro disgrazia mi elettrizzano assai e non mi lasciano mai tornare a mani vuote. Riguardando il bottino affiorano molte questioni attuali, come intenderebbe Duchamp: questi frammenti sono già stati imbevuti di vetriolo, perdendo ogni callistica ed estetica; sono corpi ipotizzati, non assoluti, il possibile non è confutato. La proprietà dei frammenti è che sono perlopiù “immobili”, sono punti fissi, illudono la storia, scompaiono per periodi più o meno lunghi per ripresentarsi dopo aver perso tutto. Ci parlano di un tempo che non è quello di cui parlano i manuali di storia, è un tempo puro, che si sottrae al nostro mondo d’immagini e di infiniti simulacri. Sono rifugiati in un contesto che non gli appartiene più, portano però con sé storie d’altri luoghi, parlano lingue sconosciute, sono ponti. […]  - Alessio Barchitta 


Jingge Dong 

In esposizione quattro grandi opere: “White night #2”, 2017, oil on canvas, 190x210 cm,“La mutazione”, 2019, 150x200 cm mixed media on canvas, “Civilitation fusion”, 2019, mixed media on canvas, 160x200 cm, “Antares #1” 2020, mixed media on canvas, 200x300 cm. 

Jingge Dong (Pechino, 1989) consegue nel 2011 il Bachelor of Art dell’Università Normale di Shanghai, nel 2015 il Fine Art Master della Scuola di Laurea dell’Accademia d’Arte Nazionale Cinese, fra il 2017 e il 2019 frequenta l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Jingge Dong è presente in collezioni pubbliche e private, ha ricevuto significativi riconoscimenti da istituzioni in Cina. Attualmente è in residenza presso la Fondazione Bevilacqua La Masa a Venezia. 

 […] La pratica artistica di Dong è basata sullo sviluppo di serie di opere, fino a ora aperte, in cui frequentemente sono impiegate le medesime sorgenti visive, quali ad esempio fotogrammi ripresi da film, ritagli di opere antiche, foto prese da internet o realizzate dallo stesso autore (la maggior parte delle quali elaborate fino a non essere più riconoscibili). La serie è una modalità espressiva complessa, perché permette all’artista di affrontare un argomento senza esaurirlo, esplorandone intimamente i limiti. […] Ma la serie è anche lo strumento dell’ordine e della reiterazione, del presentarsi ciclicamente della medesima condizione, pur con qualche minima differenza. Psicoanaliticamente implica una pulsione persistente e la necessità di investigare, dal punto di vista visivo e intellettuale, fino a quando lo stimolo è intrigante ed eccitante. Fino a quando, sulla riva del fiume, una nuova dea bellissima e seducente si presenterà agli occhi dell’artista. Incantandolo. [...]  - Daniele Capra 

 [...] Negli ultimi anni in Italia ho modificato alcuni fondamentali nel mio modo di pensare e stile pittorico. Questa esperienza ha creato un “confronto” come un grande contrasto, ed è proprio questo “confronto” che ha influenzato anche il mio modo di pensare e di creare: concreto e astratto, oriente e occidente, passivo e attivo, oggettivo e soggettivo... Penso, che questo cambiamento sia molto importante, proprio come per il colore rosso quando è accanto al verde.  - Jingge Dong 


Dive into the ZEITGEIST 

Free association_reuse 

Artisti: Alessio Barchitta, Jingge Dong 

Riflessioni: Alessio Barchitta, Jingge Dong 

AMY d Arte Spazio 

Milano - Via Lovanio 6 

04_25 marzo 2021 

Opening hours: 

lun-ven, 11-19 

www.amyd.it 

info@amyd.it 


Comunicazione della mostra a cura di 

Vittorio Schieroni Press e Comunicazione 

info.vittorioschieroni@gmail.com 


sabato 20 febbraio 2021

Prudent triangle


Labs Contemporary Art
presenta Prudent triangle, la nuova personale dell’artista americano Henry Chapman. La mostra, curata da Domenico de Chirico, è composta da dodici dipinti realizzati durante questi mesi difficili, segnati dagli sconvolgimenti che hanno paralizzato gli Stati Uniti con la presa d’assalto a Capitol Hill. Il progetto racchiude un testo scritto da Chapman per questa occasione e un’intervista tra il curatore e l’artista. Prudent triangle indaga la sintassi della pittura e l’autenticità del linguaggio data dall’uso del colore.

Il titolo della mostra rimanda alla poesia dell’autore serbo Vasko Popa (1922-1991) e nella quale l’artista trova una profonda sensibilità nella forma triangolare che richiama le forme Costruttiviste, dove la figurazione e l’astrazione si incontrano.

C’era una volta un triangolo

Aveva tre lati

Il quarto lo teneva nascosto

Nel suo centro ardente

Di giorno ha scalato le sue tre cime

E ne ha ammirato il centro

Di notte si riposava

In uno dei suoi tre angoli

Ogni alba guardava i suoi tre lati

Trasformarsi in ruote infuocate

E svanire nel blu del non tornare mai più


Come lo stesso Chapman scrive nel testo che accompagna la mostra: “Lì ho trovato la forma centrale di questo lavoro, che suggerisce una ruota dei colori o un orologio. In alcuni, è come una figura con le braccia tese; in altri, una forma floreale o stellare. Le parole serigrafate si muovono intorno o all’interno di questi segni e sfumature di colore, spesso nei punti in cui si trovano numeri su un quadrante. L’idea è il movimento. Le parole stesse non sono il “linguaggio” del dipinto, ma parte del linguaggio. Una parte di colore. Qui sono tornato al colore, percependo il suo centro ardente”.

Nei dipinti di Chapman fuoriescono, con una forza sorprendente data dall’uso del colore, tematiche e problematiche attuali, sociali e politiche: identità etnica, colonialismo, ricerca delle proprie origini, sopravvivenza e supremazia bianca. L’impegno di questi lavori fa scaturire una serie di quesiti. Di quali parole ci possiamo fidare oggi? Quali parole userebbero i nostri antenati? Di quali colori ci fidiamo oggi? Quali colori avrebbero usato i nostri antenati?

Il testo di Chapman che accompagna la mostra fa emergere l’importanza che il linguaggio e la pittura possiedono: “Ho sempre desiderato che la pittura - il corpo pensante e sensibile di un dipinto – parlasse.”

Henry Chapman, è nato nel 1987, vive e lavora a Brooklyn (NY).


Labs Contemporary Art

Via Santo Stefano 38, Bologna

Orari

Martedì-venerdì: 15.30-19

Sabato: 9.30-12 


Informazioni

Tel. +39 348 9325473 | 051 3512448

info@labsgallery.it

www.labsgallery.it

sabato 13 febbraio 2021

Non c’e niente da vedere alla Galleria Ramo

Galleria Ramo (Como, Via Natta, 31) presenta dal 13 febbraio al 02 maggio 2021 " Non c’e niente da vedere", mostra bi-personale di Alice Paltrinieri e Iacopo Pinelli.


Da più di un secolo ciò che vediamo è aumentato in modo esponenziale. Il mondo visibile è stato tecnologizzato. Fotografia, cinema, pubblicità, TV, Internet, Google Street View, smartphone, Skype, Zoom, WhatsApp, Instagram, realtà virtuale e realtà aumentata creano un mare di nuovi modi di guardare a noi stessi. Soprattutto oggi, durante una pandemia, ci troviamo ad esplorare più il mondo online rispetto a quello offline. 

Questo aumento delle informazioni visive potrebbe causare panico secondo il famoso documentarista Mark Cousins. Allora dove potremmo andare per prenderci una pausa da tutto?

Celata dietro un muro di fumo, Paltrinieri indaga lo spazio attraverso le sue sculture intitolate, W/Smoke, bloccando la visuale di un mondo oltre la finestra. Sarà proprio lo spettatore ad attivare le opere attraverso una serie di sensori strategicamente posizionati. Un piccolo foro, posto nella parte inferiore della scultura, permette alla macchina del fumo di iniettare velocemente una massa di nebbia tra le finestre coibentate, bloccando istantaneamente la vista dell'aldilà. Una finestra diventa muro tra due spazi. Quando i vapori avranno riempito completamente l’intercapedine tra i vetri, si avrà un momento per contemplare la nuvola grigiastra. Lentamente la scultura si svuota rilasciando la cremosa foschia tramite fori situati sulla parte superiore della scultura, permettendo allo spettatore di viaggiare lentamente indietro tra i due mondi creando così un momento di riposo da tutte le distrazioni visive circostanti. 

Mentre Paltrinieri ci blocca la vista, Pinelli invita ad aprire un paio di tende chiuse, per esaminare lo spazio oltre il vuoto, attraverso una serie di lavori che indagano il tempo e il suo scorrere. Nascoste dietro le tende troviamo opere effimere, le ombre e le luci di oggetti di uso quotidiano si fissano sulla superficie grazie all'azione dei raggi solari che stimolano un supporto fotosensibile (gommapiuma). Su di essi si cristallizza un’immagine di vita quotidiana andando così a creare dei veri e propri paesaggi della memoria. Come una pianta che deve essere annaffiata, l’opera di Pinelli necessita di cura e protezione quando non utilizzata, riportando alla mente l’idea stessa di conservazione e preservazione. Ogni volta che l'opera viene scoperta, subisce delle trasformazioni che le vengono imposte dall’attività umana nel corso del tempo. 


Il titolo trae origine dalle ore di esposizione agli agenti atmosferici (es. “380”). Se questa linea rappresenta lo spettro dell'onda elettromagnetica esistente, inclusa la luce visibile, questo è ciò che vediamo: - è invisibile all'occhio umano. Dobbiamo limitare la vita a quel piccolo, bellissimo frammento visibile. Il mondo di Paltrinieri e Pinelli. Le nostre vite sono arazzi visivi tessuti dal pensiero, dal sentimento, dal movimento, dalla creazione, dal ridere, dall'amore, dalla paura, dal toccare, dalla lettura, dal gioco, dal ricordo, dal dolore, dal sogno e molto altro ancora. Paltrinieri e Pinelli focalizzano la nostra attenzione su ciò che è presente, su quel frammento di linea, costringendoci a prendere il nostro tempo per esaminare veramente cosa si nasconde dietro un muro o una tenda. Concentrarsi sul presente per tessere un arazzo di vita più costruttivo e solido.

Non c’è niente da vedere

Dal 13 febbraio al 02 maggio 2021


GALLERIA RAMO

Como, Via Natta, 31


Orario di apertura

da martedì a sabato ore 10-18


Vernissage

13 febbraio 2021, ore 10 - 18


Sito web

http://www.galleriaramo.com/non-ce-niente-da-vedere

martedì 9 febbraio 2021

Il rilancio del Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce a Genova è all'insegna del blu

Il rilancio del Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce a Genova è all'insegna del BLU, idea visibile dell’infinito, il più metafisico dei colori dell’arcobaleno e della tavolozza di ciascun pittore antico, moderno o contemporaneo. 

Fortemente voluto dal Comune di Genova, all’insegna della decisa messa in rete con le energie che giungono dal territorio come dall’esterno, fino a raccogliere linfa vitale che proviene da città protagoniste dello scenario del contemporary a livello internazionale, Autunno Blu è il progetto innovativo di una mostra plurima, con cinque diversi eventi espositivi presentati simultaneamente, intrecciati l’uno all’altro senza soluzione di continuità spaziale ma, viceversa, nel loro suggestivo intersecarsi.

Un intreccio di nomi ed epoche, territori spaziali e del pensiero.

Gli spazi bianchi e luminosi della dimora-museo sono invasi dalla potenza dirompente di un colore intenso e magicamente suggestivo, che connota in modo diverso le opere d’arte esposte e che ha suggerito agli artisti rappresentati diversi percorsi di ricerca.

Le scelte allestitive sono intese per accompagnare il visitatore in un percorso fatto di alternanze e richiami. La grafica, diversa per ciascun nucleo, alterna volutamente toni più minimal o eleganti ad accenti più estroversi. Le pile di pantaloni jeans aiutano, come segnavia in un cammino di montagna, a non perdere il sentiero principale, perché contiene il numero più consistente di opere, che è quello di Arte Jeans.


- a cura di Anna Orlando e Francesca Serrati

- Orari Museo: Giovedì e venerdì dalle 15 alle 19

- Biblioteca (temporaneamente chiusa): da martedì a venerdì dalle 14 alle 18 | sabato e domenica su richiesta

- In caso di allerta Idrogeologica ROSSA e di Vento di Burrasca Forte diramata dalla Protezione Civile, il museo resterà chiuso e tutti gli eventi in programma saranno cancellati.

- Biglietteria: Intero €5 - Ridotto €3 disabili, ultra 65 anni cittadini UE | Gratuito: tutte le domeniche riservato ai residenti del Comune di Genova, bambini e ragazzi fino a 18 anni non compiuti, accompagnatori disabili

- Prenotazioni laboratori didattici : ref. Paolo Scacchetti tel. 335 5699409 | pscacchetti@comune.genova.it


Buona passeggiata nel Blu!