giovedì 6 agosto 2026

Denis Santachiara - Estasi dell’artificio, design dal 1966

Palazzo da Mosto a Reggio Emilia accoglierà una grande esposizione monografica dedicata a Denis Santachiara, protagonista di primo piano del design italiano e internazionale e originario di Campagnola Emilia. La mostra, intitolata Denis Santachiara - Estasi dell’artificio, design dal 1966 sarà aperta al pubblico dal 12 dicembre 2026 al 14 marzo 2027, offrendo per la prima volta in maniera organica una panoramica completa su oltre sessant’anni di incessante e visionaria attività creativa attraverso una selezione di progetti, opere, installazioni, prodotti, prototipi.

Ritratto di Denis Santachiara con lampadario nuvola, ©Miro Zagnoli

Originario della terra reggiana, Santachiara ha saputo costruire nel tempo un itinerario unico nel suo genere, muovendosi con disinvoltura tra settori differenti e ponendo l'innovazione tecnologica al servizio di una spiccata sensibilità poetica e ironica. La sua storia professionale ha preso le mosse dalle officine meccaniche e dalle prime esperienze nel car design all'interno della Motor Valley emiliana, per poi aprirsi agli sconfinamenti nell’arte contemporanea all’interior design anche per art hotel, scenografie per teatro e cinema, fino alle ricerche avanzate sulla robotica, sugli oggetti che si animano o si trasformano, fino alla creazione di Cyrcus, un ecosistema focalizzato sul design d'autore legato alle tecnologie di fabbricazione digitale.

In concomitanza con la preparazione del percorso espositivo, il volume edito da Corraini e curato da Chiara Alessi ripercorre la parabola intellettuale del progettista.

L'evento di Palazzo da Mosto e la monografia costituiscono un progetto organico volto a restituire la complessità di una poetica incentrata sul concetto di artificio. L'esposizione si definisce non come una sequenza celebrativa, bensì come una mostra monografica che invita a entrare direttamente nel processo creativo, nel modo di pensare e di progettare dell'autore. Il percorso si sviluppa come una sequenza dinamica di stanze, ciascuna delle quali è dedicata a un concetto fondamentale della ricerca progettuale.

In ogni sala dell'esposizione, un concetto prende forma attraverso prodotti, progetti, prototipi, studi e materiali di ricerca, restituendo con chiarezza l'itinerario rigoroso che conduce dall'intuizione iniziale alla realizzazione dell'oggetto. Le opere esposte non sono presentate come episodi isolati, ma come espressione coerente di un metodo di lavoro, di una riflessione teorica e di una continua sperimentazione praticata sul campo.

La mostra esplora inoltre il dialogo costante e fecondo tra design, architettura e arte. Questo intreccio multidisciplinare nasce da una precisa convinzione teorica: il design non costituisce semplicemente una disciplina legata all'arredo domestico, ma rappresenta uno strumento culturale capace di interpretare e migliorare la vita quotidiana delle persone. Da questa prospettiva prende forma una ricerca ampia che attraversa ambiti eterogenei, superando i confini tradizionali del design del mobile per confrontarsi direttamente con molteplici settori della progettazione contemporanea.

Un elemento centrale dell'intero percorso è rappresentato dalla formazione autodidatta del progettista. L'assenza di un'educazione accademica formale ha costituito l'occasione per costruire uno sguardo libero, alimentato da passioni personali e privo di vincoli dogmatici.

Dalle esperienze iniziali nella Motor Valley e nell’arte si sviluppa un itinerario che, stanza dopo stanza, si amplia dall'Italia al mondo, raccontando l'evoluzione di una visione progettuale sempre più aperta, plurale e interdisciplinare.

L'itinerario espositivo al piano nobile culmina nell'ultima sala, uno spazio interamente dedicato alla dimensione immateriale e metaforica del progetto. È il punto d'arrivo di una ricerca pluridecennale che supera la funzione mera ed immediata dell'oggetto per interrogarsi sul significato profondo del design inteso come linguaggio, come forma di cultura e come strumento capace di dare forma non soltanto alle cose materiali, ma anche alle idee astratte.

Accanto al percorso principale, l'esposizione si arricchisce di una sezione speciale allestita sempre all'interno del palazzo e dedicata alle nuove generazioni del design. In questa area dialogano con la ricerca del maestro diverse opere di designer selezionati dallo stesso Santachiara, testimoniando la continuità di un confronto aperto tra le visioni consolidate e i nuovi linguaggi del futuro.



Ufficio stampa Fondazione Palazzo Magnani

Stefania Palazzo, tel. 0522.444409; s.palazzo@palazzomagnani.it

Elvira Ponzo, tel. 0522. 444420; e.ponzo@palazzomagnani.it

Ufficio stampa Studio Esseci Comunicazione snc di Roberta Barbaro e Simone Raddi

Simone Raddi, tel. 049663499; simone@studioesseci.net

domenica 21 giugno 2026

Fly-by, mostra personale di Erik Saglia al Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese

Fino al 18 ottobre il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese presenta Fly-by, mostra personale di Erik Saglia, a cura di Elsa Barbieri


Nato a Torino nel 1989, Saglia sviluppa da anni una ricerca che prende avvio dalla griglia modernista, assunta come struttura di riferimento e al tempo stesso come dispositivo da mettere in discussione. Nelle sue opere la griglia viene infatti enfatizzata, deformata e riorganizzata fino a diventare un sistema riflettente e immersivo, capace di coinvolgere lo spettatore in un’esperienza percettiva complessa. 

Il titolo della mostra trae ispirazione dal linguaggio dell’astronautica e si riferisce al sorvolo ravvicinato che satelliti e sonde compiono ad alta velocità in prossimità di un pianeta o di un corpo celeste. Si tratta spesso di un primo approccio esplorativo in grado di raccogliere dati essenziali e aprire nuove prospettive di indagine. 

Ricordate quando Palomar si mette sulla spiaggia deciso a guardare una sola onda, separandola da tutte le altre, e fallisce perché l’onda cambia continuamente, si fonde con quella che segue e riflette il cielo? Ecco, come Palomar - o come una sonda in orbita - ognuno di noi di fronte alle opere di Erik Saglia può accogliere l’invito di muoversi senza un punto di vista perfetto o assoluto. La nostra è una traiettoria parziale, prospettica, legata all’istante preciso di un sorvolo visivo: forse instabile, ma sicuramente umano. Fly-by trasforma il museo in un satellite di puro colore che si manifesta attraverso un’importante selezione di quadri la cui superficie di resina riflettente sigilla il rigore della griglia geometrica e, al tempo stesso, si apre al mondo: cattura la nostra immagine, le luci della stanza e gli altri visitatori. È l'occasione per ridefinire lo spazio e l'arte a misura di una comunità dove l'opera non si offre a una contemplazione statica, ma si compie e si rigenera nel riflesso e nella partecipazione di chi guarda”, dichiara Elsa Barbieri, curatrice della mostra e Direttrice del Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese. 

In questa chiave, il progetto espositivo al Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese si sviluppa come un attraversamento dell'ambiente museale, inteso come nuovo campo di osservazione e intervento, dove «la verità del quadro» si genera dinamicamente nello scarto temporale e prospettico del continuo passaggio dei visitatori. 

La mostra, che comprende una selezione di circa quaranta opere, si apre con un wall painting (Untitled, 2026) sulle tonalità del grigio, all’interno del quale trovano posto le opere, e si sviluppa nel salone centrale con un altro grande progetto, H-ALPHA LINE (2026), che prende il titolo dalla linea Halfa, ovvero una specifica riga spettrale rossa dell'idrogeno, fondamentale in astrofisica per l'osservazione di nubi di gas e regioni di formazione stellare, e che combina wall painting e quadri.

Al primo piano, due sale adiacenti ospitano disegni e quadri di Manifesti Satellite, una serie in progress che riflette il più ampio interesse dell'artista per il cielo come spazio di osservazione, conoscenza e orientamento.  

Una terza sala, appositamente ridipinta in una tonalità di verde che richiama il colore originario del palazzo, ancora visibile nell'erker, accoglie invece le opere della serie Goldigger realizzate con vernice spray, foglia d'oro, nastro adesivo di carta e resina epossidica applicati su pannello.  

Al piano superiore il percorso prosegue con una selezione di Manifesti Satellite. Nata dalle immagini del sistema solare trasmesse dai satelliti, questa serie si confronta con una dimensione che oggi appare insieme vicina e remota, familiare e ancora in larga parte da esplorare. In  un'epoca in cui la tecnologia tende a guidare gran parte dei nostri spostamenti e delle nostre percezioni, il gesto di alzare lo sguardo verso la volta celeste assume un significato particolare: tornare a confrontarsi con ciò che per secoli ha accompagnato l'uomo nella lettura del mondo e nella costruzione delle proprie mappe. Attraverso Manifesti Satellite, Saglia suggerisce così una riflessione sulla necessità di recuperare nuove forme di orientamento, individuale e collettivo, e di immaginare il futuro a partire da ciò che ancora resta da osservare.  

Questo interesse per il cielo trova infine un'ulteriore declinazione nell'ultima sala del percorso espositivo con un’installazione su parete interamente ricoperta di grandi disegni realizzati con carta millimetrata e carta dipinta con vernice spray. 

La mostra è realizzata dal Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese ed è promossa dal Comune di Cavalese con il sostegno di APT Fiemme Cembra e Cassa Rurale Val Di Fiemme. Si ringrazia Thomas Brambilla Gallery per la collaborazione.


https://www.museoartecontemporaneacavalese.tn.it/Mostre-ed-eventi/Mostre-in-corso/Erik-Saglia.-Fly-by

martedì 9 giugno 2026

Grand Tour. Reinterpretare il viaggio nell'arte del XX secolo


Dal 10 giugno al 25 luglio 2026 la Galleria de' Bonis di Reggio Emilia (Viale dei Mille, 44/D) presenta Grand Tour. Reinterpretare il viaggio nell'arte del XX secolo, una mostra dedicata al paesaggio italiano e ispirata all'idea del Grand Tour, il celebre viaggio di formazione che tra Seicento e Ottocento portava l'élite europea alla scoperta dell'Italia.

L'esposizione, che sarà inaugurata mercoledì 10 giugno alle ore 18.00, riunisce alcuni fra i protagonisti della pittura italiana del Novecento: Carlo Carrà, Bruno Cassinari, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Gianni Dova, Piero Gilardi, Renato Guttuso, Antonio Ligabue, Umberto Lilloni, Alberto Manfredi, Giuseppe Migneco, Zoran Music, Mario Schifano e Ardengo Soffici.

La mostra è parte della programmazione annuale della galleria, dedicata nel 2026 al tema del viaggio - reale, metaforico o interiore - declinato in diversi momenti espositivi.

Grand Tour riprende ed amplia il progetto scientifico presentato alla trentesima edizione di MiArt, una delle più importanti fiere d'arte moderna e contemporanea in Italia e in Europa, alla quale la Galleria de' Bonis partecipa da diversi anni, unica fra le gallerie di Reggio Emilia.

Se lo storico Grand Tour rappresentava un itinerario culturale e formativo attraverso monumenti, arte e conoscenza del mondo, la mostra propone oggi una rilettura più intima e contemporanea del viaggio. Il visitatore viene accompagnato in un percorso nell'Italia più autentica e quotidiana: paesaggi, scorci e memorie che diventano strumenti di riconoscimento personale ed emotivo.

Al centro dell'esposizione emerge il concetto di genius loci, lo spirito del luogo che ispira e nutre la sensibilità degli artisti. Nei dipinti in mostra il paesaggio non è semplice rappresentazione geografica, ma diventa territorio emotivo, memoria vissuta, atmosfera interiore. La Toscana, il Veneto, l'Emilia, la Sicilia e altri territori italiani diventano così protagonisti silenziosi delle poetiche di artisti come Carrà, de Pisis, Ligabue e Guttuso, influenzandone profondamente la ricerca e contribuendo alla costruzione della loro identità pittorica.

In un'epoca in cui il viaggio è sempre più accessibile e diffuso, Grand Tour invita a ritrovarne il significato profondo: un percorso di crescita culturale e personale attraverso l'arte, la memoria e la conoscenza di sé e degli altri. Il messaggio che attraversa l'intera esposizione è la capacità dell'arte di elevare e nobilitare l'uomo, ieri come oggi.

La Galleria de' Bonis è aperta al pubblico da martedì a sabato con orario 10.00-13.00 e 16.00-19.00, giovedì ore 10.00-13.00. Ingresso gratuito. 

Per informazioni: T. +39 0522 580605, M. +39 338 3731881,

 info@galleriadebonis.com, www.galleriadebonis.com.

giovedì 4 giugno 2026

Marisa Merz. La danza delle ore

In occasione del centenario della nascita di Marisa Merz, Torino rende omaggio a una delle figure più significative dell’arte italiana e internazionale del secondo Novecento con Marisa Merz. La danza delle ore, una grande mostra in tre atti che coinvolge il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, la Fondazione Merz e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.


Realizzato grazie al sostegno della Fondazione CRT, il progetto nasce dalla collaborazione tra alcune delle principali istituzioni culturali del territorio, unite nell’intento di restituire la complessità, la forza poetica e l’eredità ancora viva dell’opera di Marisa Merz, nata a Torino il 23 maggio 1926.

Afferma Marina Chiarelli, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte: “Il centenario della nascita di Marisa Merz rappresenta un’occasione straordinaria per celebrare una delle figure più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale e, allo stesso tempo, per raccontare la capacità del Piemonte di fare sistema. Castello di Rivoli, Fondazione Merz e GAM uniscono competenze, patrimonio e visione in un progetto culturale di altissimo profilo che conferma Torino e il Piemonte come punto di riferimento nel panorama artistico europeo. Investire nella cultura significa valorizzare la nostra identità, rafforzare l’attrattività del territorio e creare nuove opportunità di crescita, conoscenza e partecipazione per le comunità. Marisa Merz appartiene alla storia dell’arte mondiale, ma le sue radici torinesi rappresentano un patrimonio che il Piemonte ha il dovere e l’orgoglio di custodire e promuovere.”

Aggiunge Rosanna Purchia, Assessore alla Cultura della Città di Torino: “Questo progetto espositivo testimonia lo speciale spirito collaborativo che anima le istituzioni torinesi dell’arte contemporanea. Questa congiuntura è una vera e propria marcia in più che permette alla città di celebrare degnamente nel suo centenario un’artista donna che ha avuto un impatto radicale sulla storia dell’arte italiana e internazionale. La città di Torino è grata anche alla lungimiranza della Fondazione CRT che ha sposato questo progetto e questa attitudine di sistema integrato”.

La presentazione ufficiale della mostra si è svolta a Milano, nella Sala Forum del Museo del Novecento, grazie alla generosa ospitalità dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, con la moderazione attenta e partecipe di Gianfranco Maraniello, Direttore Area Musei d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano.

Ad aprire i lavori è stato Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, che ha dichiarato: “Siamo particolarmente felici che tre importanti istituzioni culturali torinesi abbiano scelto Milano e il Museo del Novecento come sede di questa presentazione, che sottolinea la profonda vicinanza culturale tra due città protagoniste della scena artistica italiana ed europea. Sappiamo bene quanto il lavoro di Marisa Merz sia profondamente legato alla città di Torino e alla stagione dell’Arte Povera, ma allo stesso tempo, ci fa piacere ricordare come anche il Museo del Novecento conservi importanti testimonianze di quella esperienza artistica, frutto di acquisizioni realizzate tra la fine degli anni Settanta e Ottanta, opere che il pubblico può oggi ammirare all’interno del percorso museale. Il prossimo autunno, il Museo del Novecento ospiterà nello spazio Archivi una mostra prodotta nell’ambito del ciclo “Voci del Novecento”, dedicata a Tommaso Trini. Una scelta particolarmente significativa, poiché Trini fu tra i primi critici a intuire la portata innovativa di quella che sarebbe poi stata definita Arte Povera, ma anche uno degli osservatori più attenti e sensibili del lavoro di Marisa Merz.

La collaborazione tra le istituzioni coinvolte conferma inoltre il ruolo strategico dell’asse culturale Torino-Milano nella valorizzazione del contemporaneo e nella costruzione di progettualità condivise capaci di generare ricerca, produzione culturale e visibilità internazionale.

Al Castello di Rivoli, la mostra è curata da Francesco Manacorda e Marianna Vecellio; alla Fondazione Merz da Beatrice Merz e Sébastien Delot; alla GAM da Chiara Bertola e Chiara Parisi. Le tre sedi costruiscono insieme un racconto unitario e polifonico, capace di restituire la continua evoluzione dell’opera di Marisa Merz e la sua attualità nel panorama artistico contemporaneo.

La mostra, in programma dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, si configura come una retrospettiva senza precedenti, difficilmente replicabile per ampiezza e profondità. Attraverso un nucleo straordinario di opere, alcune delle quali inedite, il percorso offre una lettura articolata della ricerca dell’artista, mettendo in dialogo tre dimensioni fondamentali del suo lavoro: il processo creativo e l’uso dei materiali, il tempo quotidiano come spazio dell’arte, la casa come laboratorio alchemico e la nozione di spazio come luogo fisico e metafisico.

Il progetto sarà accompagnato da un catalogo unico, presentato in occasione di un convegno dedicato all’artista.


mercoledì 27 maggio 2026

Lacrime e Sorrisi

Il 13 giugno 2026 si terrà a Genova la prima mostra personale curatoriale di CLAG!, sotto la direzione del critico d’arte Vittorio Schieroni. A ospitare l’esposizione sarà il pregevole e storico Castello Coppedè, una vera e propria opera d’arte e architettura dei primi del Novecento, che accoglierà una selezione di venti composizioni digitali su tela in un allestimento basato su evocazioni e rimandi in grado di raccontare una storia umana e artistica ricca di significati.


CLAG!, nome d’arte di Carlo Lago (1972), ha sviluppato nel corso del tempo un personale linguaggio d’immediata riconoscibilità attraverso l’uso combinato di pittura, intervento digitale e software di intelligenza artificiale, verso un superamento della pittura tradizionale e una visione aperta ai linguaggi dell’immagine e dei media.

Attraverso l’enigmatica presenza di robot antropomorfi tratti dalla cultura fantascientifica giapponese, alter ego dell’artista nei quali anche l’osservatore si può ritrovare a livello emozionale o sulla base delle proprie esperienze, CLAG! invita l’osservatore a immergersi nel proprio immaginario, che fonde armonicamente street art e manga, pop art e anime, con riferimenti ai Maestri dell’arte contemporanea. Una ricerca che va a generare l’autoritratto interiore di un eroe della quotidianità, tra ferite e rinascite, ricordi e speranze, tra arte e vita.

Come suggerisce il curatore della mostra Vittorio Schieroni nel testo critico presente all’interno del catalogo a essa dedicato, CLAG! osserva se stesso e gli altri tramite «i suoi robot malinconici, ma forti, ammaccati e segnati dalle esperienze eppure in piedi, che nella loro solo apparente inespressività si rivelano più trasparenti di corpi fatti di carne. Guardano alla luna, nel vuoto o verso un nuovo avvenire e sottintendono lacrime e sorrisi, sono bambini o adulti, in bilico tra passato e presente, rammentandoci come l’arte possa essere via di conforto e salvezza».

“Lacrime e Sorrisi” sarà aperta al pubblico sabato 13 giugno 2026 dalle ore 18 alle 20.30 presso il Castello Coppedè, in Francesco Nullo 12 a Genova.



CLAG! Lacrime e Sorrisi

a cura di Vittorio Schieroni


13 giugno 2026

ore 18


Castello Coppedè

Via Francesco Nullo 12, Genova


Catalogo della mostra disponibile in sede


Per informazioni e contatti:

R.S.V.P.

CLAG! Factory

mgmt@clagfactory.com

www.clagfactory.com


Per contatti stampa:

Vittorio Schieroni Press e Comunicazione

info.vittorioschieroni@gmail.com


martedì 28 aprile 2026

Shapes of Silence

Tegene Kunbi,
Dale Grant Photography, © Dale Grant.
Courtesy the artist.

Il Padiglione Etiopia alla 61. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia presenta Shapes of Silence, una mostra di Tegene Kunbi (1980, Addis Abeba), a cura di Abebaw Ayalew, aperta al pubblico dal 9 maggio al 22 novembre 2026 nella prestigiosa cornice di Palazzo Bollani.

Culmine dei trent'anni di pratica artistica di Kunbi, Shapes of Silence esplora il silenzio come condizione sociale e politica attraverso una nuova serie di opere che mette in dialogo astrazione, tessuti e assemblage. Lavorando con la pittura come archivio materiale stratificato, l’artista indaga il silenzio non come un’assenza, ma come uno spazio carico, plasmato dalle aspettative culturali e dalla storia materiale.

Il Padiglione Etiopia verrà inaugurato giovedì 7 maggio alle ore 11.30 da S.E. Selamawit Kassa, Ministro del Turismo della Repubblica Federale Democratica d’Etiopia, S.E. Demitu Hambisa Bonsa, Ambasciatrice Straordinaria e Plenipotenziaria di Etiopia in Italia, Rappresentante presso FAO, IFAD e WFP e Commissario del Padiglione Etiopia, il curatore Prof. Abebaw Ayalew e l’artista Tegene Kunbi.

Promossa dal Ministero del Turismo Etiope in collaborazione con l’Ambasciata di Etiopia in Italia, Shapes of Silence segna la seconda partecipazione del Paese alla Biennale di Venezia, dopo il debutto nel 2024, sottolineando l’impegno dell’Etiopia nella promozione dell’arte contemporanea e del dialogo culturale internazionale.

La mostra è realizzata anche grazie al sostegno di Primo Marella Gallery, galleria d'arte con sede a Milano e Lugano che rappresenta l'artista.



PADIGLIONE ETIOPIA

61. Esposizione Internazionale d'Arte – La Biennale di Venezia

In Minor Keys

Giornate di anteprima: 6 – 8 maggio 2026

Apertura al pubblico: 9 maggio – 22 novembre 2026


Titolo della mostra: Shapes of Silence

Commissario: Ambassador Demitu Hambisa Bonsa

Curatore: Prof. Abebaw Ayalew

Espositore: Tegene Kunbi

Assistente Curatore: Yohannes Mulat Mekonnen

Luogo: Palazzo Bollani, Castello 3647, Venezia

Partner Istituzionale: Ministero del Turismo Etiope

Supporter: Primo Marella Gallery


LINK

ethiopianpavilion.com

tegenekunbi.com

labiennale.org


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#EthiopianPavilion #BiennaleArte2026 #InMinorKeys #ShapesOfSilence #TegeneKunbi

domenica 19 aprile 2026

Concetto Pozzati. 50 anni dopo

Studio SALES di Norberto Ruggeri è lieto di presentare Concetto Pozzati. 50 anni dopo, una mostra dedicata all’artista bolognese, realizzata in collaborazione con l’Archivio Concetto Pozzati.

 

L’esposizione si inserisce nel cinquantesimo anniversario della storica antologica dedicata a Concetto Pozzati inaugurata il 4 maggio 1976 presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, offrendo l’occasione per rileggere un momento cruciale della sua produzione artistica. In occasione di quella mostra, il catalogo raccoglieva interventi di alcuni tra i più importanti critici del tempo - da Giulio Carlo Argan a Renato Barilli, da Enrico Crispolti a Filiberto Menna, Giulio Briganti, Lea Vergine e molti altri - restituendo la centralità della sua ricerca nel dibattito contemporaneo. 

 


Le opere selezionate per Studio SALES di Norberto Ruggeri - quattro di grandi dimensioni (tutte presenti nella rassegna del 1976), più una di formato più contenuto, a cui si affianca una selezione di lavori su carta incorniciati in plexiglass secondo una soluzione espositiva ideata dallo stesso artista - testimoniano una fase meno indagata ma estremamente fertile della sua produzione, quella degli anni Settanta, caratterizzata da sperimentazioni tecniche e linguistiche che si discostano dalla sua cifra più riconoscibile, aprendo a nuove possibilità espressive. In quel periodo Pozzati introduce nel quadro reperti oggettuali, scritte e immagini serigrafate, mescolando tecniche diverse, come nell’uso della pittura a spruzzo nelle grandi tele.

Tutte le opere in mostra provengono dall’Archivio Concetto Pozzati e includono nuclei di lavori che, in alcuni casi, non sono più stati esposti al pubblico dopo la mostra romana del 1976, evidenziando una fase decisamente sperimentale della ricerca dell’artista.

 

Figura centrale dell’arte italiana del secondo dopoguerra, Concetto Pozzati (1935–2017) è stato tra i principali protagonisti della stagione della Pop Art italiana, sviluppando un linguaggio originale capace di mettere in dialogo suggestioni surrealiste, riferimenti alla tradizione pittorica e un immaginario legato alla quotidianità. Definito “il corsaro della pittura”, nel corso della sua carriera ha costruito un percorso articolato, in cui il segno e l’immagine si confrontano continuamente con il pensiero critico e teorico. Accanto all’attività artistica, Pozzati è stato anche un intellettuale attivo e influente: docente in diverse accademie italiane, tra cui Bologna, Firenze e Venezia, direttore dell’Accademia di Urbino, curatore e organizzatore di rassegne in Italia e all’estero, nonché figura impegnata nella vita culturale e politica. 

La mostra è accompagnata da un testo di Danilo Eccher, concepito come un ricordo personale del rapporto di amicizia che lo ha legato all’artista.  


Studio SALES ringrazia Danilo Eccher per il suo prezioso contributo.


Concetto Pozzati (Vo’ Vecchio, Padova, 1935 - Bologna, 2017), figlio di Mario e nipote di Sepo (Severo Pozzati) ha studiato all’Istituto Statale d’Arte di Bologna e in seguito Architettura e Pubblicità. Dal 1956 al 1967 insegna Grafica pubblicitaria. Negli anni successivi, dopo l’insegnamento a Firenze e Venezia e la direzione dell’Accademia di Urbino, è ordinario della cattedra di Pittura presso l’Accademia di Bologna. Assessore alla Cultura del Comune di Bologna dal 1993 al 1996, nel 1998 è direttore artistico della Casa del Mantegna di Mantova. Affianca al suo percorso artistico numerosi incarichi per l’allestimento di rassegne d’arte contemporanea in musei italiani e stranieri.  Definito “il corsaro della pittura”, ha tracciato un ponte dialogante tra le diverse correnti culturali del dopoguerra, dal surrealismo all’informale, alla Pop Art. Nel corso di tutta la sua lunga produzione, le sue opere mantengono uno stretto rapporto con il segno, traccia distintiva del suo stile anche quando, dopo un iniziale periodo informale, si confronterà con l’arte di René Magritte e Giorgio De Chirico, da lui definiti i suoi maestri ideali e quando diventerà uno dei più importanti rappresentanti della Pop Art italiana. Partecipa alle principali rassegne internazionali tra cui le Quadriennali di Roma (1959, 1965, 1973, 1974, 1986), le Biennali di Venezia (1964, 1972, 1982, 2007, 2009, 2013), di San Paolo del Brasile (1963), di Tokyo (1963) e di Parigi (1969), Documenta di Kassel (1964). Presenta mostre personali e antologiche nei più importanti musei e gallerie in Italia e all’estero, tra cui: Palazzo della Pilotta, Parma (1968, 2002); Palazzo Grassi, Venezia (1974); Palazzo delle Esposizioni, Roma e Padiglione d’Arte Contemporanea, Ferrara (1976); Museo di San Paolo del Brasile (1987); International Centre of Graphic Arts e al Cankariev Dom, Lubiana (1993); Ventè Museum di Tokyo (1993); “Icastica”, A.A.M. Architettura Arte Moderna, Roma (1998); “De-posizioni”, Museo Magazzino del Sale, Cervia (2006) e Museo Morandi, Bologna (2007); “Ciao Roberta”, Chiesa di S. Stae, Venezia (2008); “A casa mia”, Sala dei Battuti, Conegliano (2008); “Ciao Roberta”, Museo Civico Archeologico, Bologna (2008); “Tempo Sospeso, MAR - Museo d’Arte della città di Ravenna (2010); “Cornice Cieca”, CAMeC - Centro Arte Moderna e Contemporanea, La Spezia (2012); “Mario & Concetto Pozzati” al  Museo MUVO - Villa Contarini Venier di Vo’ Vecchio (PD) (2012); “Cornice Cieca”, Museo San Domenico di Imola (2013).

A conferma del suo percorso artistico riceve numerosi riconoscimenti ufficiali, tra cui il Sigillo d’Ateneo dell’Università di Bologna (2005). È stato membro dell’Accademia Nazionale di San Luca dal 1995 e Consigliere Accademico dal 2005.


Archivio Concetto Pozzati

Nato a gennaio 2020 a Bologna per volontà dei figli Maura e Jacopo Pozzati, l’Archivio Concetto Pozzati è un’associazione culturale senza scopo di lucro che raccoglie tutta la documentazione sull’attività di dell’artista per tutelarne l’opera, promuoverne la ricerca e la conoscenza, diffondere gli scritti e il pensiero critico e realizzare mostre collettive e personali in Italia e all’estero, sia presso istituzioni pubbliche che private. Presso l’Archivio è in corso la digitalizzazione delle opere, dell’archivio storico e il monitoraggio della presenza delle opere nelle collezioni nazionali e internazionali. L’Archivio vuole essere un punto di riferimento per esperti e studiosi, promuovere e valorizzare l’attività dell’artista e il suo lascito culturale e intellettuale.



INFO
Concetto Pozzati. 50 anni dopo

Studio SALES di Norberto Ruggeri

In collaborazione con Archivio Concetto Pozzati

 

Opening: lunedì 4 maggio 2026, dalle 18:00 alle 21:00

Durata: 4 maggio – 20 giugno 2026

Orari: dal lunedì al venerdì, dalle 15:00 alle 18:00 e su appuntamento

Sede: Studio SALES di Norberto Ruggeri, Piazza Dante 2, 00185 Roma 
Info: t  +39 06 77591122 
info@studiosales.it | www.studiosales.it

Ufficio Stampa: Sara Zolla | Ufficio stampa e comunicazione | t. +39 346 8457982 | press@sarazolla.com

giovedì 2 aprile 2026

Molteplice senza disordine

Domenica 19 aprile 2026 alle ore 11, la Fondazione Sabe per l’arte di Ravenna presenta Molteplice senza disordine, mostra di Alice Cattaneo (Milano, 1976), Elisabetta Di Maggio (Milano, 1964) e Remo Salvadori (Cerreto Guidi, 1947), a cura di Enrico Camprini.

“Un insieme molteplice senza disordine” sono le parole che Borges, in un racconto de L’Aleph, utilizza per descrivere la città di Ravenna e un primo incontro con essa. Il titolo della mostra fa propria questa formula per alludere, da un lato, all’incontro di Cattaneo, Di Maggio e Salvadori nella presente occasione, ed evocare, dall’altro, l’esposizione stessa, nonché le singole opere, come espressione della ricerca di un equilibrio, della sintesi multiforme di sguardi, pensieri e gesti.

Il progetto si propone di mettere in rapporto le pratiche di artisti appartenenti a tre diverse generazioni in un’inedita conversazione. Le opere presentate, alcune delle quali realizzate per l’occasione, abitano lo spazio espositivo come presenze autonome; la relazione tra loro, infatti, non si esplicita tanto sul piano formale quanto su una reciproca tensione poetica che si risolve in una connessione peculiare tra opera e spettatore: ciascuna secondo uno specifico approccio, come una messa al vaglio dello sguardo e della nostra presenza nello spazio e nel tempo.

Nel caso di Alice Cattaneo, mediante forme di esplicita antimonumentalità scultorea data da elementi giustapposti, sempre in bilico tra la dimensione primigenia della materia e l’immagine mentale che origina il lavoro, in uno stato di apparente fragilità; tale condizione, per Elisabetta Di Maggio, si manifesta invece nell’interazione tra l’agire dell’artista e la fisionomia di forme vegetali e materiali organici, per rivelare trame e pattern percettivi grazie a meticolosi intagli. Remo Salvadori, infine, da decenni sviluppa una pratica che pone al suo centro la relazione come istanza essenziale: tra opera e spettatore, ma soprattutto al cuore dei processi creativi che coinvolgono i materiali di sculture e installazioni – cristallizzazioni di energia che riconnettono lo spazio fisico del qui e ora con la dimensione dell’eterno.




Molteplice senza disordine

Alice Cattaneo, Elisabetta Di Maggio, Remo Salvadori


A cura di Enrico Camprini

Sede Fondazione Sabe per l’arte | via Giovanni Pascoli 31, Ravenna

Periodo 19 aprile – 28 giugno 2026

Inaugurazione domenica 19 aprile 2026, ore 11


Ingresso libero


Informazioni:

info@sabeperlarte.org | www.sabeperlarte.org


Ufficio stampa

Irene Guzman | press@sabeperlarte.org | +39 349 1250956

domenica 8 marzo 2026

Hannah Levy - Blue Blooded


Il Museo Nivola presenta Blue Blooded – Sangue blu, la prima mostra personale in Italia di Hannah Levy, che inaugura sabato 28 marzo 2026 alle ore 11:30. A cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda e Luca Cheri, la mostra riunisce un gruppo di nuove sculture ispirate al granchio a ferro di cavallo, o limulo: un artropode marino dall’aspetto inquietante che è sopravvissuto per centinaia di milioni di anni e il cui sangue blu è oggi ampiamente utilizzato per garantire la sicurezza di vaccini e dispositivi medici.

Le sculture di Levy combinano metallo lucidato con silicone e vetro traslucido, generando forme sinuose che  mentre richiamano un immaginario di matrice surrealista – evocano animali, insetti e morfologie organiche, alludendo al tempo stesso con discrezione all’eleganza dell’Art Nouveau e del design modernista. Inserendosi in una genealogia che include artiste e artisti come Meret Oppenheim, Louise Bourgeois e Robert Gober, Levy fonde estetiche industriali e immagini naturali per suggerire presenze al contempo seducenti e perturbanti.

Opera centrale della mostra è una grande struttura tentacolare in acciaio inox e silicone, che ricorda una leggera tettoia sostenuta da gambe lunghe e sottili. Le sue proporzioni riecheggiano quelle dello spazio museale e la sua silhouette suggerisce insieme un riparo balneare e uno scheletro fossilizzato esposto in un museo di storia naturale. Il rivestimento teso, simile a un guscio spinoso, e le gambe ispirate alla morfologia del granchio a ferro di cavallo danno vita a un organismo architettonico che abita la navata come una presenza sospesa tra rifugio e reliquia.

Accanto a questa installazione, delle sculture in vetro sono sostenute da artigli metallici appuntiti. Queste forme appaiono come corpi in tensione, colti a metà strada tra lo stato fluido e lo stato solido. Una forma vitrea, simile a un guscio, si distende su supporti delicati, come un animale che si acclimata trovando rifugio in una nuova dimora. Il vetro in queste opere esiste come traccia di un’azione passata: il momento della sua trasformazione allo stato fuso sotto la pressione dell’acciaio inox, congelato nel tempo.

Un’altra opera consiste in una serie di gusci di alluminio fusi a partire dall’esterno spinoso del granchio a ferro di cavallo, con lunghe code scultoree esagerate e imponenti. Il guscio capovolto di una di queste creature aliene è riempito di vetro colato blu, a rivelare l’anatomia del ventre del crostaceo. Realizzati attraverso il tradizionale procedimento della fusione a cera persa, questi oggetti combinano diverse antiche pratiche artigianali con un immaginario vagamente preistorico. Sulle pareti sono installati elementi in acciaio inox simili a chele, come applique dalle forme organiche: ogni coppia di artigli afferra una sfera irregolare di vetro soffiato blu, conferendo all’insieme una sensualità ambigua e lievemente inquietante.

In mostra, il granchio a ferro di cavallo funziona come fulcro ideale: una presenza che orienta ogni opera, anche quando non è immediatamente riconoscibile.

Al tempo stesso arcaico e sorprendentemente contemporaneo, il granchio a ferro di cavallo è affascinante tanto sul piano visivo quanto su quello simbolico. Spesso descritto come un “fossile vivente”, è rimasto quasi invariato dall’era Triassica e porta nel proprio corpo l’impronta della Preistoria. Il suo sangue di un blu vivido contiene il Limulus Amebocyte Lysate (LAL), una sostanza essenziale per rilevare contaminazioni batteriche nei prodotti farmaceutici. Ogni anno migliaia di esemplari vengono catturati, dissanguati e restituiti al mare in un processo che ha sollevato crescenti preoccupazioni etiche e ambientali. Pur essendo ancora fondamentale per la medicina negli Stati Uniti (nell’Unione Europea un sostituto sintetico è approvato dal 2020), questa pratica solleva interrogativi urgenti sui limiti morali dello sfruttamento delle risorse naturali e sulla responsabilità umana verso le specie da cui dipende la nostra sopravvivenza.

Il progetto è stato sviluppato in dialogo diretto con lo spazio espositivo del museo – l’ex lavatoio di Orani – e con la figura di Costantino Nivola. La lunga e stretta navata, il tetto a capanna con travi a vista simili a costole e la forte identità architettonica dell’edificio sono diventati il punto di partenza della mostra. Durante la ricerca, Levy ha scoperto una straordinaria connessione con Nivola: è venuta a sapere che lo scultore sperimentò per la prima volta la sua celebre tecnica del sandcasting giocando con i figli sulla spiaggia di Springs, a Long Island. Lungo quella stessa costa Levy ha raccolto numerosi esemplari di granchio a ferro di cavallo che costituiscono la matrice concettuale della mostra.

Come Nivola, Levy esplora il confine tra arte e architettura e concepisce la scultura come esperienza spaziale e pubblica. Il volume rettangolare e la chiarezza strutturale dello spazio offrono un contrappunto alle linee curve e pulsanti delle sculture. In questo ambiente essenziale, le opere sono disposte come presenze viventi che mettono in tensione rigidità e morbidezza, naturale e artificiale, facendo dell’architettura una cassa di risonanza per le questioni etiche e le impressioni sensoriali generate dalla mostra.

Blue Blooded – Sangue blu rivela la capacità di Hannah Levy di costruire universi scultorei in cui tecnologia e natura si intrecciano. La mostra propone una riflessione sulla fragilità dei sistemi che sostengono la vita contemporanea e sulla necessità di ripensare il nostro rapporto con il mondo vivente.


Biografia

Hannah Levy (nata nel 1991 a New York, dove vive e lavora) realizza sculture e installazioni che indagano le relazioni tra corpo, desiderio e materialità. Il suo lavoro combina materiali industriali – in particolare il metallo lucidato – con elementi come silicone e vetro per creare forme che evocano anatomie animali e vegetali, così come oggetti di design. Ha partecipato alla 59ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Il latte dei sogni (2022), ed ha esposto presso importanti istituzioni e gallerie internazionali. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private e sono state presentate in numerose mostre personali e collettive.


Blue Blooded – Sangue blu è la sua prima mostra personale in un’istituzione italiana.


 


 


INFO

Hannah Levy

Blue Blooded – Sangue blu

A cura di

Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri


Sponsor istituzionali

Regione Autonoma della Sardegna, Comune di Orani


Principale sostenitore

Fondazione di Sardegna


Si ringrazia

MASSIMODECARLO

Catalogo

Allemandi

Realizzazione allestimento

Artigianato e Design di Pietro Fois

Grafica

Heart Studio

Stampa

Bioazione di Fabio Milia

Sede

Museo Nivola

Via Gonare 2, 08026 Orani (NU)

Inaugurazione

28 marzo, ore 11:30


Date

28 marzo – 12 luglio 2026

Orari di apertura

Lunedì – domenica, 10:30 – 19:30

Chiuso il mercoledì

Visite guidate

Mattina ore 11:30

Pomeriggio ore 16:00

Su prenotazione per gruppi di almeno 10 persone

Costo visita: €2,00 oltre al biglietto d’ingresso


Biglietti

Intero €7, ridotto €5

Informazioni su accessibilità e gratuità: https://museonivola.it/visita/


Informazioni

Museo Nivola

Via Gonare 2, 08026 Orani (NU)

+39 0784 730063 | info@museonivola.it

http://museonivola.it


Ufficio stampa

Sara Zolla | +39 346 8457982 | press@sarazolla.com


 

martedì 10 febbraio 2026

Lucien Clergue. Fotografie 1960-1970

Marina Bastianello Gallery è lieta di presentare Lucien Clergue. Fotografie 1960-1970, una selezione di importanti opere degli anni Sessanta di uno dei grandi maestri della fotografia del Novecento.

Fondatore nel 1970 dei Rencontres Internationales de la Photographie di Arles, amico di Pablo Picasso e Jean Cocteau, Lucien Clergue ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’immagine fotografica. Le sue opere sono oggi conservate nelle collezioni dei più prestigiosi musei internazionali, dal MoMA di New York al Musée d’Art Moderne di Parigi.

La mostra è stata concepita come una piccola antologica dei temi centrali della sua ricerca: i paesaggi della Camargue, i nudi, le forme astratte e figurative. La selezione privilegia formati verticali e un rigoroso bianco e nero, cifra stilistica che esprime con forza la tensione poetica e la libertà espressiva dell’artista.

Autodidatta, fedele a un’idea radicale di indipendenza, Clergue ha sempre concepito la fotografia come atto artistico puro, lontano da compromessi commerciali. Stampava personalmente le sue opere su carta bianca lucida, rifiutando artifici e intermediari, convinto che tra sé e l’immagine dovesse esserci il minor numero possibile di filtri. In questa mostra sono esposte stampe ai sali d’argento, firmate dall’artista e realizzate sotto la sua supervisione negli anni Settanta.

A distanza di molti anni dall’ultima significativa presenza in Italia, questa esposizione restituisce al pubblico italiano un protagonista assoluto della fotografia del Novecento.


Per ulteriori informazioni:

mb@marinabastianellogallery.com


Lucien Clergue

Fotografie 1960/1970

15 FEBBRAIO / FEBRUARY – 21 MARZO / MARCH 2026


Marina Bastianello Gallery Venice

Calle de l'Aseo, Cannaregio 1865A, 30121 Venezia


mercoledì / venerdì - wednesday / friday • 11.00 - 18.00

sabato / saturday • 16.00 - 19.00

altri giorni solo su appuntamento / on any other day by appointment only