mercoledì 7 ottobre 2026

Blooming. Lo sguardo del possibile


 Cinquanta fotografie, prevalentemente inedite e realizzate nell’arco di oltre quattro anni di incontri individuali sul set con danzatori e danzatrici contemporanei, sono protagoniste di “Blooming. Lo sguardo del possibile”, la mostra fotografica di Benedetta Pitscheider, a cura di Roberto Mutti, aperta al pubblico dal 22 ottobre all’11 novembre 2026 da The Kitchen art gallery di Milano, in Via Asiago 4.

Al centro di Blooming c’è lo sguardo, i suoi limiti e le sue potenzialità. Benedetta Pitscheider indaga il delicato equilibrio tra chi osserva e chi si espone allo sguardo dell’altro. Cosa accade quando sappiamo di essere osservati? Quanto è difficile lasciarsi guardare senza cercare di mantenere il controllo? E quanto può lo sguardo - nostro o degli altri - risultare limitante o liberatorio?

La necessità di immagini professionali da parte dei danzatori è stata la premessa degli incontri sul set. Alla fotografa è stato spesso richiesto di realizzare degli scatti a imitazione di altri, cosa estranea alla sua concezione di ritratto e che l’ha spinta a portare la ricerca a un livello più profondo.

Il ritratto affascina l’autrice per la sua difficoltà: ogni persona è un universo. Coglierne e amplificare, attraverso la luce e la geometria del fotogramma, la cifra della sensibilità individuale significa confrontarsi con ciò che appare e con ciò che rimane appena oltre la superficie.

Il set diventa l’ambito per indagare sul processo di osservare e di lasciarsi guardare e su come chi ritrae possa alimentare una dimensione creativa, che riconosca al soggetto la massima libertà di espressione. Uno spazio di relazione e di sperimentazione, dove soggetto e fotografa si mettono in gioco, riducendo le difese e rinunciando, per quanto possibile, alle strategie adottate per sentirsi al sicuro o mantenere il controllo.

“Escludo ogni artificiosità, pose, sequenze o ripetizioni di passi – afferma Pitscheider -. In Blooming inseguo una creatività in transizione, di cui provo a valorizzare l’intensità con immediatezza e nella massima sintonia. Ogni immagine è un momento di passaggio, un ritratto intimo che mira a lasciar intravedere un mondo interiore”.

Per l’autrice lo sguardo può rivelarsi tanto un contesto rigido quanto un abbraccio liberatorio e la fotografia di ritratto implica creare le condizioni per un’evoluzione propositiva.

Per rendere il momento quanto più possibile simmetrico, la fotografa sceglie di andare oltre la gestione più classica dello spazio del set e considera ogni incontro un’esperienza condivisa.

Il progetto espositivo segue un ritmo quasi musicale. Le diverse sezioni esprimono altrettante riflessioni. Alcune delle opere sono dedicate allo sguardo introspettivo. Ambientazioni, luci e scelte tecniche differenti confluiscono in un percorso nel quale il soggetto sembra progressivamente dischiudersi all’obiettivo.

“Attraverso l’alternarsi tra il primo piano di un volto, il profilo di un braccio proteso a sfiorare la sua ombra, due mani che s’intrecciano e la tensione di corpi che svettano, Benedetta Pitscheider ci invita a riflettere sul mistero di incontrare se stessi nello sguardo dell’altro” afferma Roberto Mutti, curatore della mostra.

Come il dischiudersi di un fiore è pura espressione di uno sviluppo potenziale che avviene soltanto in condizioni favorevoli, a partire dalla luce, così Pitscheider osserva i soggetti fiorire nel momento in cui trovano le condizioni per abbandonare filtri e sovrastrutture. La vulnerabilità, anziché essere un limite, diventa la condizione attraverso cui emerge un’espressione più autentica.

È questo il senso del titolo Blooming: un fiore che sboccia. Un processo di apertura, trasformazione e possibilità. La danza è il territorio nel quale questa ricerca trova una particolare intensità. Fotografia e danza sono infatti due linguaggi che sembrano muoversi in direzioni opposte: una vive nel movimento e l’altra, per fotografarlo, lo fissa in un’immagine. Eppure, entrambe hanno bisogno di uno spazio per esistere che, nel lavoro di Pitscheider, coincide con la relazione. Uno spazio dinamico, in continua trasformazione, che si nutre di fiducia e genera creatività.

Blooming è una ricerca sul ritratto che indaga qualcosa di più universale: l’esposizione allo sguardo altrui, il rapporto con la propria immagine e con le possibilità della scoperta.

Un invito a riflettere sul mistero di incontrare se stessi nello sguardo dell’altro.


 

Benedetta Pitscheider (Milano, 1973) è fotografa professionista da circa vent’anni. Nel 2010 si specializza in Fotografia di Scena all’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, per cui documenta le produzioni teatrali per la regia di Peter Stein, Davide Livermore e Francesco Ventriglia. Dal 2010 al 2014 collabora al corso AMA presso Accademia del Teatro alla Scala. Nel 2013 segue il coreografo Henry Oguike in “White Space” e “V4: The Seasons”, per il Teatro Comunale di Bolzano. Nel 2016 è fotografa ufficiale di Bolzano Danza dove ritrae le produzioni di importanti compagnie e artisti di rilievo internazionale e nazionale come Alonzo King Lines Ballet, Gauthier Dance e Alessandro Sciarroni. Come fotografa di scena sviluppa réportage di spettacoli e concerti al Teatro Ponchielli di Cremona, Teatro Fraschini di Pavia, Teatro Sociale di Bellinzona, Teatro Comunale di Bolzano, Teatro Sociale di Como, MiTOSettembremusica, TeatroStudio Melato di Milano. Ritrae formazioni vocali come i SwingleSingers, gli Italian Harmonists, Intende Voci Ensemble, e documenta il lavoro di Ingo Metzmacher con l’Orchestra Filarmonica della Scala e dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, diretta da Anthony Negus. La danza e la navigazione diventano negli anni ambiti privilegiati della sua ricerca sul dinamismo fisico e relazionale. Fotografa onboard e a terra per Classemini Italiana, Slam, Azzurra e Maserati. Per il personal branding di singoli professionisti/e ritrae danzatori, coreografi, musicisti, cantanti, attori, registi e navigatori. Dal 2016 cura l’identità visiva di Milano Contemporary Ballet di Roberto Altamura. Le sue fotografie sono pubblicate, tra gli altri, su La Stampa, Sportweek, Marie Claire, Elle, GQ Italia e Bolina, oltre che in pubblicazioni e progetti editoriali. Blooming. Lo sguardo del possibile è la sua seconda mostra personale, dopo Lo Sguardo Discreto (MFF, 2020). www.pitsfoto.com


BLOOMING. LO SGUARDO DEL POSSIBILE

Mostra fotografica di Benedetta Pitscheider

A cura di Roberto Mutti

22 ottobre – 11 novembre 2026

The Kitchen art gallery | Via Asiago 4, Milano

Orari: martedì e mercoledì su appuntamento scrivendo a: thekitchenartgallery@gmail.com

giovedì e venerdì: 15.30–19.00 | sabato: 10.00–12.30


Ingresso libero


THE KITCHEN ART GALLERY

thekitchenartgallery@gmail.com

+39 340 6798402



UFFICIO STAMPA 

Laura Cometa

press@lauracometa.com | + 39 327 1778443

giovedì 17 settembre 2026

Firenze, la BIAF cambia pelle: quando l’antico incontra il design contemporaneo


Non è soltanto una nuova edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze quella che si prepara ad aprire le porte di Palazzo Corsini dal 26 settembre al 4 ottobre 2026, con preview e conferenza stampa il 24 settembre. La 34ª BIAF si presenta piuttosto come un passaggio di fase: una manifestazione storica che sceglie di confrontarsi con il presente senza rinunciare alla propria identità.

Sotto la nuova direzione del Segretario Generale Bruno Botticelli, la più antica biennale d’arte del mondo rinnova infatti non solo la propria proposta, ma soprattutto il modo di vivere l'evento. Il cuore della trasformazione riguarda gli spazi di Palazzo Corsini, dove arte, architettura e design sono chiamati a dialogare in un unico racconto.

La scenografia firmata da Matteo Corvino e il nuovo progetto di interior design abbandonano la tradizionale successione di stand chiusi. Gli espositori si aprono invece sul percorso, trasformando le sale barocche in una sorta di grande galleria diffusa, nella quale la separazione tra un'opera e l'altra diventa più sottile e lo sguardo può muoversi liberamente tra dipinti, sculture, oggetti d'arte e architettura.

È un cambiamento che riguarda anche la percezione della visita. Più luce, maggiore apertura, maggiore continuità visiva: i capolavori dell'arte antica non vengono isolati, ma restituiti al contesto monumentale che li accoglie. Il palazzo e le opere diventano così parti di una stessa esperienza.

In questa nuova concezione si inserisce la collaborazione con Minotti, che porta negli ambienti della Biennale il linguaggio del design italiano contemporaneo. Le sue collezioni arredano lounge e zone di accoglienza senza entrare in competizione con le opere storiche, ma costruendo con esse un rapporto fatto di equilibrio, misura e affinità estetica.

Il significato della partnership va dunque oltre l'aspetto puramente scenografico. La BIAF propone una riflessione su come il collezionismo contemporaneo stia cambiando: nelle abitazioni di oggi, infatti, opere antiche, architetture storiche, design e alta manifattura possono convivere all'interno di uno stesso ambiente, dando vita a una nuova idea di collezione, non più costruita per epoche separate ma per dialoghi e contaminazioni.

È proprio questo confronto tra memoria e contemporaneità a diventare uno dei fili conduttori dell'edizione 2026. Da una parte il patrimonio dell'arte antica e dell'alto artigianato; dall'altra la creatività italiana contemporanea rappresentata dal design, dalla moda e dall'automotive.

In questa prospettiva si collocano anche la conferma di GUCCI come Main Sponsor e la rinnovata collaborazione con International Motors, con la presenza a Palazzo Corsini della visione progettuale di Range Rover.

La BIAF 2026 sembra così voler superare la semplice dimensione della mostra-mercato per trasformarsi in un luogo di incontro tra linguaggi diversi. Un ecosistema nel quale il passato non viene semplicemente celebrato, ma rimesso in relazione con il presente.

Ed è forse proprio qui la vera novità di questa edizione: non cambiare il valore dell'antico, ma cambiare il modo di guardarlo.


Informazioni utili

34ª BIAF - Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze

26 settembre - 4 ottobre 2026 (Preview stampa e Galà: 24 settembre)

Palazzo Corsini, Via del Parione 11, Firenze

Tutti i giorni dalle 10:30 alle 19:30 (la biglietteria chiude alle 19:00)


Biglietti: Intero € 25,00 | Ridotto residenti Città Metropolitana € 10,00 | Gratuito fino a 15 anni e visitatori con disabilità


Sito ufficiale: www.biaf.it


Canali Social:

Instagram: @biaf_firenze

Facebook: @BIAFFirenze

YouTube: BIAF Firenze

giovedì 10 settembre 2026

Lucca Art Fair 2026

Let’s Get Lost è il tema di Lucca Art Fair 2026: un invito a perdersi come gesto consapevole, abbandonando le coordinate abituali per aprirsi a nuove prospettive ed esperienze. Dal 25 al 27 settembre 2026, la decima edizione della fiera accoglierà negli spazi del Real Collegio un ricco Public Programme, capace di coinvolgere il pubblico attraverso performance, mostre e momenti di approfondimento.

PERFORMANCE

Venerdì 25 settembre 2026 alle ore 18.00, il sassofonista e compositore Dimitri Grechi Espinoza sarà protagonista a Lucca Art Fair con una performance sonora della serie Love Is a Losing Game.

Nella sua ricerca musicale, il jazz incontra le culture tradizionali, la spiritualità e l’indagine sulle qualità acustiche dello spazio. Grechi rilegge alcuni degli standard jazz a lui più cari, riportandone le melodie alla loro essenza più profonda. Il suono attraversa così gli ambienti del Real Collegio e diventa materia viva, dando forma a un’esperienza di ascolto intima e sospesa, in dialogo con la memoria, la perdita e il presente.

La performance invita il pubblico ad abbandonare le consuete coordinate dell’ascolto e a lasciarsi guidare dal suono, trasformando lo smarrimento in un’occasione di apertura verso nuove forme di percezione.

Lucca Art Fair | Real Collegio | 25 settembre 2026, ore 18.00


EXHIBITION - Giuseppe Chiari. ART IS EASY

In occasione del centenario della nascita di Giuseppe Chiari, Lucca Art Fair dedica all’artista una mostra a cura di ArmandaGoriArte. Una selezione di opere racconta la ricerca di uno dei protagonisti italiani di Fluxus, capace di trasformare musica, segno e gesto in un linguaggio visivo radicalmente libero.

Lucca Art Fair | Sala Museum del Real Collegio | 25–27 settembre 2026


TALK

Gli editori della sezione Editor saranno protagonisti di un ciclo di incontri in programma sabato 26 e domenica 27 settembre, per presentare al pubblico progetti, pubblicazioni e ricerche indipendenti.

Sabato 26 settembre alle ore 15.30 torna inoltre l’incontro Arte, Imprese e Fondazioni. Alleanze strategiche nella produzione culturale contemporanea, con Andrea Savino e Valentina Ciarallo. Il talk approfondirà il ruolo dell’arte, del collezionismo e del mecenatismo nella creazione di valore economico, culturale e sociale.

L’iniziativa è promossa con il patrocinio di Confindustria Toscana Nord – Lucca, Pistoia e Prato.

Lucca Art Fair | Sala Talk del Real Collegio | 26–27 settembre 2026


Lucca Art Fair 2026 Public Programme

Let’s Get Lost is the theme of Lucca Art Fair 2026: an invitation to embrace getting lost as a conscious act, leaving familiar coordinates behind to open up to new perspectives and experiences. From 25 to 27 September 2026, the fair’s tenth edition will present a rich Public Programme throughout the spaces of the Real Collegio, engaging audiences through performances, exhibitions and opportunities for reflection.


PERFORMANCE

On Friday, 25 September 2026 at 6.00 pm, saxophonist and composer Dimitri Grechi Espinoza will perform at Lucca Art Fair with a sound performance from the series Love Is a Losing Game.

In his musical research, jazz encounters traditional cultures, spirituality and an exploration of the acoustic qualities of space. Grechi revisits some of his most cherished jazz standards, bringing their melodies back to their deepest essence. Sound moves through the spaces of the Real Collegio and becomes living matter, shaping an intimate and suspended listening experience in dialogue with memory, loss and the present.

The performance invites the audience to abandon the usual coordinates of listening and allow themselves to be guided by sound, transforming disorientation into an opportunity to discover new forms of perception.

Lucca Art Fair | Real Collegio | 25 September 2026, 6.00 pm

EXHIBITION

Giuseppe Chiari. ART IS EASY

To mark the centenary of Giuseppe Chiari’s birth, Lucca Art Fair is dedicating an exhibition to the artist, curated by ArmandaGoriArte. A selection of works explores the practice of one of the leading Italian figures of Fluxus, who transformed music, signs and gestures into a radically free visual language.

Lucca Art Fair | Museum Room, Real Collegio | 25–27 September 2026

TALKS

The publishers taking part in the Editor section will be featured in a series of meetings on Saturday, 26 and Sunday, 27 September, presenting their projects, publications and independent research to the public.

On Saturday, 26 September at 3.30 pm, the programme will also welcome the return of Arte, Imprese e Fondazioni. Alleanze strategiche nella produzione culturale contemporanea, featuring Andrea Savino and Valentina Ciarallo. The talk will explore how art, collecting and patronage can generate economic, cultural and social value.


The initiative is presented under the patronage of Confindustria Toscana Nord- Lucca, Pistoia and Prato.


Lucca Art Fair | Talk Room, Real Collegio | 26–27 September 2026



giovedì 27 agosto 2026

OSMOSI

"Mi sono fermato davanti a “Osmosi” senza sapere bene perché. A volte accade: un’opera non ti chiede di essere capita, ma semplicemente di essere attraversata.

La prima cosa che ho percepito è stata una sorta di tensione silenziosa. Quelle forme verticali, scure e irregolari, sembrano alberi, architetture, forse persino presenze. Salgono e scendono sulla superficie come se volessero separare due mondi, ma contemporaneamente unirli. E proprio qui ho avvertito il significato più profondo del titolo: osmosi, un passaggio lento e misterioso, uno scambio continuo tra ciò che è dentro e ciò che è fuori.

OSMOSI - Leonardo Basile, 2023 — tecnica mista su faesite, cm 50 × 70

I colori mi hanno dato una sensazione quasi fisica. L’azzurro sembra acqua, cielo, memoria; il verde richiama una natura che non è mai completamente visibile; le zone rosate e dorate, invece, sembrano affioramenti di una luce lontana, come il ricordo di qualcosa che abbiamo vissuto e che continua a filtrare nel presente.

Guardandolo più a lungo, ho avuto l’impressione che il dipinto si trasformasse davanti ai miei occhi. Prima vedevo un paesaggio, poi una città immaginaria, poi una foresta, infine qualcosa di più intimo: una sorta di paesaggio dell’anima.

Le verticali nere, così decise e spezzate, non mi sono sembrate barriere. Al contrario, sembrano fessure attraverso cui il mondo riesce a passare. È come se Basile avesse dipinto non ciò che vediamo, ma ciò che rimane quando la realtà attraversa la nostra memoria e ne esce cambiata.

Sono rimasto lì qualche minuto. E quando mi sono allontanato, ho avuto la curiosa sensazione che il quadro non fosse rimasto sulla parete.

Era venuto via con me."


Un visitatore della mostra, 2023

giovedì 6 agosto 2026

Denis Santachiara - Estasi dell’artificio, design dal 1966

Palazzo da Mosto a Reggio Emilia accoglierà una grande esposizione monografica dedicata a Denis Santachiara, protagonista di primo piano del design italiano e internazionale e originario di Campagnola Emilia. La mostra, intitolata Denis Santachiara - Estasi dell’artificio, design dal 1966 sarà aperta al pubblico dal 12 dicembre 2026 al 14 marzo 2027, offrendo per la prima volta in maniera organica una panoramica completa su oltre sessant’anni di incessante e visionaria attività creativa attraverso una selezione di progetti, opere, installazioni, prodotti, prototipi.

Ritratto di Denis Santachiara con lampadario nuvola, ©Miro Zagnoli

Originario della terra reggiana, Santachiara ha saputo costruire nel tempo un itinerario unico nel suo genere, muovendosi con disinvoltura tra settori differenti e ponendo l'innovazione tecnologica al servizio di una spiccata sensibilità poetica e ironica. La sua storia professionale ha preso le mosse dalle officine meccaniche e dalle prime esperienze nel car design all'interno della Motor Valley emiliana, per poi aprirsi agli sconfinamenti nell’arte contemporanea all’interior design anche per art hotel, scenografie per teatro e cinema, fino alle ricerche avanzate sulla robotica, sugli oggetti che si animano o si trasformano, fino alla creazione di Cyrcus, un ecosistema focalizzato sul design d'autore legato alle tecnologie di fabbricazione digitale.

In concomitanza con la preparazione del percorso espositivo, il volume edito da Corraini e curato da Chiara Alessi ripercorre la parabola intellettuale del progettista.

L'evento di Palazzo da Mosto e la monografia costituiscono un progetto organico volto a restituire la complessità di una poetica incentrata sul concetto di artificio. L'esposizione si definisce non come una sequenza celebrativa, bensì come una mostra monografica che invita a entrare direttamente nel processo creativo, nel modo di pensare e di progettare dell'autore. Il percorso si sviluppa come una sequenza dinamica di stanze, ciascuna delle quali è dedicata a un concetto fondamentale della ricerca progettuale.

In ogni sala dell'esposizione, un concetto prende forma attraverso prodotti, progetti, prototipi, studi e materiali di ricerca, restituendo con chiarezza l'itinerario rigoroso che conduce dall'intuizione iniziale alla realizzazione dell'oggetto. Le opere esposte non sono presentate come episodi isolati, ma come espressione coerente di un metodo di lavoro, di una riflessione teorica e di una continua sperimentazione praticata sul campo.

La mostra esplora inoltre il dialogo costante e fecondo tra design, architettura e arte. Questo intreccio multidisciplinare nasce da una precisa convinzione teorica: il design non costituisce semplicemente una disciplina legata all'arredo domestico, ma rappresenta uno strumento culturale capace di interpretare e migliorare la vita quotidiana delle persone. Da questa prospettiva prende forma una ricerca ampia che attraversa ambiti eterogenei, superando i confini tradizionali del design del mobile per confrontarsi direttamente con molteplici settori della progettazione contemporanea.

Un elemento centrale dell'intero percorso è rappresentato dalla formazione autodidatta del progettista. L'assenza di un'educazione accademica formale ha costituito l'occasione per costruire uno sguardo libero, alimentato da passioni personali e privo di vincoli dogmatici.

Dalle esperienze iniziali nella Motor Valley e nell’arte si sviluppa un itinerario che, stanza dopo stanza, si amplia dall'Italia al mondo, raccontando l'evoluzione di una visione progettuale sempre più aperta, plurale e interdisciplinare.

L'itinerario espositivo al piano nobile culmina nell'ultima sala, uno spazio interamente dedicato alla dimensione immateriale e metaforica del progetto. È il punto d'arrivo di una ricerca pluridecennale che supera la funzione mera ed immediata dell'oggetto per interrogarsi sul significato profondo del design inteso come linguaggio, come forma di cultura e come strumento capace di dare forma non soltanto alle cose materiali, ma anche alle idee astratte.

Accanto al percorso principale, l'esposizione si arricchisce di una sezione speciale allestita sempre all'interno del palazzo e dedicata alle nuove generazioni del design. In questa area dialogano con la ricerca del maestro diverse opere di designer selezionati dallo stesso Santachiara, testimoniando la continuità di un confronto aperto tra le visioni consolidate e i nuovi linguaggi del futuro.



Ufficio stampa Fondazione Palazzo Magnani

Stefania Palazzo, tel. 0522.444409; s.palazzo@palazzomagnani.it

Elvira Ponzo, tel. 0522. 444420; e.ponzo@palazzomagnani.it

Ufficio stampa Studio Esseci Comunicazione snc di Roberta Barbaro e Simone Raddi

Simone Raddi, tel. 049663499; simone@studioesseci.net

domenica 21 giugno 2026

Fly-by, mostra personale di Erik Saglia al Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese

Fino al 18 ottobre il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese presenta Fly-by, mostra personale di Erik Saglia, a cura di Elsa Barbieri. 


Nato a Torino nel 1989, Saglia sviluppa da anni una ricerca che prende avvio dalla griglia modernista, assunta come struttura di riferimento e al tempo stesso come dispositivo da mettere in discussione. Nelle sue opere la griglia viene infatti enfatizzata, deformata e riorganizzata fino a diventare un sistema riflettente e immersivo, capace di coinvolgere lo spettatore in un’esperienza percettiva complessa. 

Il titolo della mostra trae ispirazione dal linguaggio dell’astronautica e si riferisce al sorvolo ravvicinato che satelliti e sonde compiono ad alta velocità in prossimità di un pianeta o di un corpo celeste. Si tratta spesso di un primo approccio esplorativo in grado di raccogliere dati essenziali e aprire nuove prospettive di indagine. 

“Ricordate quando Palomar si mette sulla spiaggia deciso a guardare una sola onda, separandola da tutte le altre, e fallisce perché l’onda cambia continuamente, si fonde con quella che segue e riflette il cielo? Ecco, come Palomar - o come una sonda in orbita - ognuno di noi di fronte alle opere di Erik Saglia può accogliere l’invito di muoversi senza un punto di vista perfetto o assoluto. La nostra è una traiettoria parziale, prospettica, legata all’istante preciso di un sorvolo visivo: forse instabile, ma sicuramente umano. Fly-by trasforma il museo in un satellite di puro colore che si manifesta attraverso un’importante selezione di quadri la cui superficie di resina riflettente sigilla il rigore della griglia geometrica e, al tempo stesso, si apre al mondo: cattura la nostra immagine, le luci della stanza e gli altri visitatori. È l'occasione per ridefinire lo spazio e l'arte a misura di una comunità dove l'opera non si offre a una contemplazione statica, ma si compie e si rigenera nel riflesso e nella partecipazione di chi guarda”, dichiara Elsa Barbieri, curatrice della mostra e Direttrice del Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese. 

In questa chiave, il progetto espositivo al Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese si sviluppa come un attraversamento dell'ambiente museale, inteso come nuovo campo di osservazione e intervento, dove «la verità del quadro» si genera dinamicamente nello scarto temporale e prospettico del continuo passaggio dei visitatori. 

La mostra, che comprende una selezione di circa quaranta opere, si apre con un wall painting (Untitled, 2026) sulle tonalità del grigio, all’interno del quale trovano posto le opere, e si sviluppa nel salone centrale con un altro grande progetto, H-ALPHA LINE (2026), che prende il titolo dalla linea Halfa, ovvero una specifica riga spettrale rossa dell'idrogeno, fondamentale in astrofisica per l'osservazione di nubi di gas e regioni di formazione stellare, e che combina wall painting e quadri.

Al primo piano, due sale adiacenti ospitano disegni e quadri di Manifesti Satellite, una serie in progress che riflette il più ampio interesse dell'artista per il cielo come spazio di osservazione, conoscenza e orientamento.  

Una terza sala, appositamente ridipinta in una tonalità di verde che richiama il colore originario del palazzo, ancora visibile nell'erker, accoglie invece le opere della serie Goldigger realizzate con vernice spray, foglia d'oro, nastro adesivo di carta e resina epossidica applicati su pannello.  

Al piano superiore il percorso prosegue con una selezione di Manifesti Satellite. Nata dalle immagini del sistema solare trasmesse dai satelliti, questa serie si confronta con una dimensione che oggi appare insieme vicina e remota, familiare e ancora in larga parte da esplorare. In  un'epoca in cui la tecnologia tende a guidare gran parte dei nostri spostamenti e delle nostre percezioni, il gesto di alzare lo sguardo verso la volta celeste assume un significato particolare: tornare a confrontarsi con ciò che per secoli ha accompagnato l'uomo nella lettura del mondo e nella costruzione delle proprie mappe. Attraverso Manifesti Satellite, Saglia suggerisce così una riflessione sulla necessità di recuperare nuove forme di orientamento, individuale e collettivo, e di immaginare il futuro a partire da ciò che ancora resta da osservare.  

Questo interesse per il cielo trova infine un'ulteriore declinazione nell'ultima sala del percorso espositivo con un’installazione su parete interamente ricoperta di grandi disegni realizzati con carta millimetrata e carta dipinta con vernice spray. 

La mostra è realizzata dal Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese ed è promossa dal Comune di Cavalese con il sostegno di APT Fiemme Cembra e Cassa Rurale Val Di Fiemme. Si ringrazia Thomas Brambilla Gallery per la collaborazione.


https://www.museoartecontemporaneacavalese.tn.it/Mostre-ed-eventi/Mostre-in-corso/Erik-Saglia.-Fly-by

martedì 9 giugno 2026

Grand Tour. Reinterpretare il viaggio nell'arte del XX secolo


Dal 10 giugno al 25 luglio 2026 la Galleria de' Bonis di Reggio Emilia (Viale dei Mille, 44/D) presenta Grand Tour. Reinterpretare il viaggio nell'arte del XX secolo, una mostra dedicata al paesaggio italiano e ispirata all'idea del Grand Tour, il celebre viaggio di formazione che tra Seicento e Ottocento portava l'élite europea alla scoperta dell'Italia.

L'esposizione, che sarà inaugurata mercoledì 10 giugno alle ore 18.00, riunisce alcuni fra i protagonisti della pittura italiana del Novecento: Carlo Carrà, Bruno Cassinari, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Gianni Dova, Piero Gilardi, Renato Guttuso, Antonio Ligabue, Umberto Lilloni, Alberto Manfredi, Giuseppe Migneco, Zoran Music, Mario Schifano e Ardengo Soffici.

La mostra è parte della programmazione annuale della galleria, dedicata nel 2026 al tema del viaggio - reale, metaforico o interiore - declinato in diversi momenti espositivi.

Grand Tour riprende ed amplia il progetto scientifico presentato alla trentesima edizione di MiArt, una delle più importanti fiere d'arte moderna e contemporanea in Italia e in Europa, alla quale la Galleria de' Bonis partecipa da diversi anni, unica fra le gallerie di Reggio Emilia.

Se lo storico Grand Tour rappresentava un itinerario culturale e formativo attraverso monumenti, arte e conoscenza del mondo, la mostra propone oggi una rilettura più intima e contemporanea del viaggio. Il visitatore viene accompagnato in un percorso nell'Italia più autentica e quotidiana: paesaggi, scorci e memorie che diventano strumenti di riconoscimento personale ed emotivo.

Al centro dell'esposizione emerge il concetto di genius loci, lo spirito del luogo che ispira e nutre la sensibilità degli artisti. Nei dipinti in mostra il paesaggio non è semplice rappresentazione geografica, ma diventa territorio emotivo, memoria vissuta, atmosfera interiore. La Toscana, il Veneto, l'Emilia, la Sicilia e altri territori italiani diventano così protagonisti silenziosi delle poetiche di artisti come Carrà, de Pisis, Ligabue e Guttuso, influenzandone profondamente la ricerca e contribuendo alla costruzione della loro identità pittorica.

In un'epoca in cui il viaggio è sempre più accessibile e diffuso, Grand Tour invita a ritrovarne il significato profondo: un percorso di crescita culturale e personale attraverso l'arte, la memoria e la conoscenza di sé e degli altri. Il messaggio che attraversa l'intera esposizione è la capacità dell'arte di elevare e nobilitare l'uomo, ieri come oggi.

La Galleria de' Bonis è aperta al pubblico da martedì a sabato con orario 10.00-13.00 e 16.00-19.00, giovedì ore 10.00-13.00. Ingresso gratuito. 

Per informazioni: T. +39 0522 580605, M. +39 338 3731881,

 info@galleriadebonis.com, www.galleriadebonis.com.

giovedì 4 giugno 2026

Marisa Merz. La danza delle ore

In occasione del centenario della nascita di Marisa Merz, Torino rende omaggio a una delle figure più significative dell’arte italiana e internazionale del secondo Novecento con Marisa Merz. La danza delle ore, una grande mostra in tre atti che coinvolge il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, la Fondazione Merz e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.


Realizzato grazie al sostegno della Fondazione CRT, il progetto nasce dalla collaborazione tra alcune delle principali istituzioni culturali del territorio, unite nell’intento di restituire la complessità, la forza poetica e l’eredità ancora viva dell’opera di Marisa Merz, nata a Torino il 23 maggio 1926.

Afferma Marina Chiarelli, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte: “Il centenario della nascita di Marisa Merz rappresenta un’occasione straordinaria per celebrare una delle figure più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale e, allo stesso tempo, per raccontare la capacità del Piemonte di fare sistema. Castello di Rivoli, Fondazione Merz e GAM uniscono competenze, patrimonio e visione in un progetto culturale di altissimo profilo che conferma Torino e il Piemonte come punto di riferimento nel panorama artistico europeo. Investire nella cultura significa valorizzare la nostra identità, rafforzare l’attrattività del territorio e creare nuove opportunità di crescita, conoscenza e partecipazione per le comunità. Marisa Merz appartiene alla storia dell’arte mondiale, ma le sue radici torinesi rappresentano un patrimonio che il Piemonte ha il dovere e l’orgoglio di custodire e promuovere.”

Aggiunge Rosanna Purchia, Assessore alla Cultura della Città di Torino: “Questo progetto espositivo testimonia lo speciale spirito collaborativo che anima le istituzioni torinesi dell’arte contemporanea. Questa congiuntura è una vera e propria marcia in più che permette alla città di celebrare degnamente nel suo centenario un’artista donna che ha avuto un impatto radicale sulla storia dell’arte italiana e internazionale. La città di Torino è grata anche alla lungimiranza della Fondazione CRT che ha sposato questo progetto e questa attitudine di sistema integrato”.

La presentazione ufficiale della mostra si è svolta a Milano, nella Sala Forum del Museo del Novecento, grazie alla generosa ospitalità dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, con la moderazione attenta e partecipe di Gianfranco Maraniello, Direttore Area Musei d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano.

Ad aprire i lavori è stato Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, che ha dichiarato: “Siamo particolarmente felici che tre importanti istituzioni culturali torinesi abbiano scelto Milano e il Museo del Novecento come sede di questa presentazione, che sottolinea la profonda vicinanza culturale tra due città protagoniste della scena artistica italiana ed europea. Sappiamo bene quanto il lavoro di Marisa Merz sia profondamente legato alla città di Torino e alla stagione dell’Arte Povera, ma allo stesso tempo, ci fa piacere ricordare come anche il Museo del Novecento conservi importanti testimonianze di quella esperienza artistica, frutto di acquisizioni realizzate tra la fine degli anni Settanta e Ottanta, opere che il pubblico può oggi ammirare all’interno del percorso museale. Il prossimo autunno, il Museo del Novecento ospiterà nello spazio Archivi una mostra prodotta nell’ambito del ciclo “Voci del Novecento”, dedicata a Tommaso Trini. Una scelta particolarmente significativa, poiché Trini fu tra i primi critici a intuire la portata innovativa di quella che sarebbe poi stata definita Arte Povera, ma anche uno degli osservatori più attenti e sensibili del lavoro di Marisa Merz.”

La collaborazione tra le istituzioni coinvolte conferma inoltre il ruolo strategico dell’asse culturale Torino-Milano nella valorizzazione del contemporaneo e nella costruzione di progettualità condivise capaci di generare ricerca, produzione culturale e visibilità internazionale.

Al Castello di Rivoli, la mostra è curata da Francesco Manacorda e Marianna Vecellio; alla Fondazione Merz da Beatrice Merz e Sébastien Delot; alla GAM da Chiara Bertola e Chiara Parisi. Le tre sedi costruiscono insieme un racconto unitario e polifonico, capace di restituire la continua evoluzione dell’opera di Marisa Merz e la sua attualità nel panorama artistico contemporaneo.

La mostra, in programma dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, si configura come una retrospettiva senza precedenti, difficilmente replicabile per ampiezza e profondità. Attraverso un nucleo straordinario di opere, alcune delle quali inedite, il percorso offre una lettura articolata della ricerca dell’artista, mettendo in dialogo tre dimensioni fondamentali del suo lavoro: il processo creativo e l’uso dei materiali, il tempo quotidiano come spazio dell’arte, la casa come laboratorio alchemico e la nozione di spazio come luogo fisico e metafisico.

Il progetto sarà accompagnato da un catalogo unico, presentato in occasione di un convegno dedicato all’artista.


mercoledì 27 maggio 2026

Lacrime e Sorrisi

Il 13 giugno 2026 si terrà a Genova la prima mostra personale curatoriale di CLAG!, sotto la direzione del critico d’arte Vittorio Schieroni. A ospitare l’esposizione sarà il pregevole e storico Castello Coppedè, una vera e propria opera d’arte e architettura dei primi del Novecento, che accoglierà una selezione di venti composizioni digitali su tela in un allestimento basato su evocazioni e rimandi in grado di raccontare una storia umana e artistica ricca di significati.


CLAG!, nome d’arte di Carlo Lago (1972), ha sviluppato nel corso del tempo un personale linguaggio d’immediata riconoscibilità attraverso l’uso combinato di pittura, intervento digitale e software di intelligenza artificiale, verso un superamento della pittura tradizionale e una visione aperta ai linguaggi dell’immagine e dei media.

Attraverso l’enigmatica presenza di robot antropomorfi tratti dalla cultura fantascientifica giapponese, alter ego dell’artista nei quali anche l’osservatore si può ritrovare a livello emozionale o sulla base delle proprie esperienze, CLAG! invita l’osservatore a immergersi nel proprio immaginario, che fonde armonicamente street art e manga, pop art e anime, con riferimenti ai Maestri dell’arte contemporanea. Una ricerca che va a generare l’autoritratto interiore di un eroe della quotidianità, tra ferite e rinascite, ricordi e speranze, tra arte e vita.

Come suggerisce il curatore della mostra Vittorio Schieroni nel testo critico presente all’interno del catalogo a essa dedicato, CLAG! osserva se stesso e gli altri tramite «i suoi robot malinconici, ma forti, ammaccati e segnati dalle esperienze eppure in piedi, che nella loro solo apparente inespressività si rivelano più trasparenti di corpi fatti di carne. Guardano alla luna, nel vuoto o verso un nuovo avvenire e sottintendono lacrime e sorrisi, sono bambini o adulti, in bilico tra passato e presente, rammentandoci come l’arte possa essere via di conforto e salvezza».

“Lacrime e Sorrisi” sarà aperta al pubblico sabato 13 giugno 2026 dalle ore 18 alle 20.30 presso il Castello Coppedè, in Francesco Nullo 12 a Genova.



CLAG! Lacrime e Sorrisi

a cura di Vittorio Schieroni


13 giugno 2026

ore 18


Castello Coppedè

Via Francesco Nullo 12, Genova


Catalogo della mostra disponibile in sede


Per informazioni e contatti:

R.S.V.P.

CLAG! Factory

mgmt@clagfactory.com

www.clagfactory.com


Per contatti stampa:

Vittorio Schieroni Press e Comunicazione

info.vittorioschieroni@gmail.com


martedì 28 aprile 2026

Shapes of Silence

Tegene Kunbi,
Dale Grant Photography, © Dale Grant.
Courtesy the artist.

Il Padiglione Etiopia alla 61. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia presenta Shapes of Silence, una mostra di Tegene Kunbi (1980, Addis Abeba), a cura di Abebaw Ayalew, aperta al pubblico dal 9 maggio al 22 novembre 2026 nella prestigiosa cornice di Palazzo Bollani.

Culmine dei trent'anni di pratica artistica di Kunbi, Shapes of Silence esplora il silenzio come condizione sociale e politica attraverso una nuova serie di opere che mette in dialogo astrazione, tessuti e assemblage. Lavorando con la pittura come archivio materiale stratificato, l’artista indaga il silenzio non come un’assenza, ma come uno spazio carico, plasmato dalle aspettative culturali e dalla storia materiale.

Il Padiglione Etiopia verrà inaugurato giovedì 7 maggio alle ore 11.30 da S.E. Selamawit Kassa, Ministro del Turismo della Repubblica Federale Democratica d’Etiopia, S.E. Demitu Hambisa Bonsa, Ambasciatrice Straordinaria e Plenipotenziaria di Etiopia in Italia, Rappresentante presso FAO, IFAD e WFP e Commissario del Padiglione Etiopia, il curatore Prof. Abebaw Ayalew e l’artista Tegene Kunbi.

Promossa dal Ministero del Turismo Etiope in collaborazione con l’Ambasciata di Etiopia in Italia, Shapes of Silence segna la seconda partecipazione del Paese alla Biennale di Venezia, dopo il debutto nel 2024, sottolineando l’impegno dell’Etiopia nella promozione dell’arte contemporanea e del dialogo culturale internazionale.

La mostra è realizzata anche grazie al sostegno di Primo Marella Gallery, galleria d'arte con sede a Milano e Lugano che rappresenta l'artista.



PADIGLIONE ETIOPIA

61. Esposizione Internazionale d'Arte – La Biennale di Venezia

In Minor Keys

Giornate di anteprima: 6 – 8 maggio 2026

Apertura al pubblico: 9 maggio – 22 novembre 2026


Titolo della mostra: Shapes of Silence

Commissario: Ambassador Demitu Hambisa Bonsa

Curatore: Prof. Abebaw Ayalew

Espositore: Tegene Kunbi

Assistente Curatore: Yohannes Mulat Mekonnen

Luogo: Palazzo Bollani, Castello 3647, Venezia

Partner Istituzionale: Ministero del Turismo Etiope

Supporter: Primo Marella Gallery


LINK

ethiopianpavilion.com

tegenekunbi.com

labiennale.org


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