"Mi sono fermato davanti a “Osmosi” senza sapere bene perché. A volte accade: un’opera non ti chiede di essere capita, ma semplicemente di essere attraversata.
La prima cosa che ho percepito è stata una sorta di tensione silenziosa. Quelle forme verticali, scure e irregolari, sembrano alberi, architetture, forse persino presenze. Salgono e scendono sulla superficie come se volessero separare due mondi, ma contemporaneamente unirli. E proprio qui ho avvertito il significato più profondo del titolo: osmosi, un passaggio lento e misterioso, uno scambio continuo tra ciò che è dentro e ciò che è fuori.
OSMOSI - Leonardo Basile, 2023 — tecnica mista su faesite, cm 50 × 70
I colori mi hanno dato una sensazione quasi fisica. L’azzurro sembra acqua, cielo, memoria; il verde richiama una natura che non è mai completamente visibile; le zone rosate e dorate, invece, sembrano affioramenti di una luce lontana, come il ricordo di qualcosa che abbiamo vissuto e che continua a filtrare nel presente.
Guardandolo più a lungo, ho avuto l’impressione che il dipinto si trasformasse davanti ai miei occhi. Prima vedevo un paesaggio, poi una città immaginaria, poi una foresta, infine qualcosa di più intimo: una sorta di paesaggio dell’anima.
Le verticali nere, così decise e spezzate, non mi sono sembrate barriere. Al contrario, sembrano fessure attraverso cui il mondo riesce a passare. È come se Basile avesse dipinto non ciò che vediamo, ma ciò che rimane quando la realtà attraversa la nostra memoria e ne esce cambiata.
Sono rimasto lì qualche minuto. E quando mi sono allontanato, ho avuto la curiosa sensazione che il quadro non fosse rimasto sulla parete.
Era venuto via con me."
Un visitatore della mostra, 2023